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L’arte della conversazione

· Benedetta Craveri alla Scuola Vaticana di Biblioteconomia ·

Nella sala Barberini della Biblioteca Apostolica, il giorno 8 ottobre la professoressa Benedetta Craveri ha inaugurato, alla presenza del cardinale Bibliotecario José Tolentino de Mendonça, il secondo ciclo di conferenze della Cattedra di Papa Francesco per gli alti studi di biblioteconomia promosso dalla Scuola Vaticana di Biblioteconomia, e sostenuto dalla Sanctuary of Culture Foundation.

La studiosa — ordinario di letteratura francese presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ricercatrice di fama internazionale, commendatore della Repubblica italiana, socia corrispondente dei Lincei e Officier des Arts et des Lettres della Repubblica Francese — ha proposto una densa riflessione sull’arte della conversazione e le sue metamorfosi nella civiltà europea dell’Antico Regime, offrendo una ricca sintesi di uno specifico filone dei suoi studi, da cui è stato tratto il fortunato volume L’arte della conversazione, edito presso la casa editrice Adelphi e tradotto in più lingue.

Un argomento del genere, collocato entro una prospettiva di studi biblioteconomici, potrebbe forse sorprendere: la pratica della conversazione dà infatti l’impressione di voler violare — e in certo modo lo fa — il silenzio quasi sacrale delle sale di lettura e dei depositi librari. Ma l’arte della conversazione, nei suoi aspetti teorici e nei risvolti più concreti, ha segnato, secondo gli studi della Craveri, in modo davvero originale lo sviluppo della cultura distintiva di ambienti ben precisi, dall’alta borghesia colta alla nobiltà e all’intellettualità di corte, tra Italia umanistica e rinascimentale e Francia d’età barocca e illuministica fino alle soglie del romanticismo.

La conversazione fu infatti praticata come una vera arte del vivere, nel senso più alto del termine, giocata tra dibattito delle idee sul piano etico ed estetico, stile di vita raffinato, capacità di diplomazia e acutissimo uso dell’ironia e della presa in giro: essa così divenne un carattere proprio della modernità, quasi contraltare all’erudizione dotta della res publica litterarum, a suo modo anch’essa decisiva nello sviluppo delle grandi raccolte librarie del Seicento e del secolo dei lumi. Repubblica delle lettere e arte della conversazione sono così due poli di una cultura complessa che ha aperto a decisivi sviluppi culturali.

Al centro la parola, il dialogo, la trasmissione e l’approfondimento del sapere, le gravi domande di senso su etica e religione tra Seicento e Settecento: tra fascino del ben vivere, appannaggio di pochissimi, e drammaticità di una condizione umana travagliata da politiche assolutiste, guerre continue e violente crisi economiche. Al centro anche il ruolo della donna, punto di riferimento indispensabile della conversazione colta, ma anche acuta interprete in se stessa di contrasti e profondi disagi.

La lettura di Benedetta Craveri, erede originalissima di decisivi ambienti culturali del Novecento, che hanno al centro la figura del filosofo Benedetto Croce, ha dimostrato agli allievi e ai colleghi che hanno partecipato alla lezione e al dibattito che ne è seguito, come una buona prospettiva di studi possa davvero generare non solo un’interpretazione originale di un’epoca, ma anche una seria e creativa riflessione culturale per l’oggi, sull’uso della parola e del dialogo, sul confronto dinamico delle idee.

Al bibliotecario compete perciò non solo l’impegno nella preservazione e nella trasmissione dei documenti librari e dei dati tecnici connessi, ma anche il ruolo affascinante di facilitare al grado massimo e di condividere queste capacità creative, proprie degli studi più seri, di generare autentico dinamismo culturale. Lo ha mostrato anche il sereno confronto suscitato da una attenta visita di Craveri alla Vaticana, organizzata dopo la lezione dai dipartimenti dei manoscritti e degli stampati: ne è emerso lo sguardo curioso, appunto creativo della relatrice, l’atteggiamento di dialogo, la ricca esperienza di memoria e umanità di una studiosa che nella concretezza delle sue ricerche sa sempre cogliere i segni dei tempi e dei mutamenti di cultura, offrendoli alla riflessione sull’oggi.

di Antonio Manfredi

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16 novembre 2019

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