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L'Ars amoris del curato Vianney

· Intervento dell'arcivescovo Piacenza a Mariapoli ·

Nell'ambito dell'annuale ritiro spirituale per i sacerdoti e i diaconi amici del Movimento dei Focolari, in svolgimento dal 12 al 15 gennaio presso il Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, l'arcivescovo Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il Clero, svolge oggi un intervento  dedicato al tema « Ars amoris — via Revelationis». Pubblichiamo, quasi integralmente, l'intervento del presule.

Sono molto lieto di trovarmi tra voi questa sera, così numerosi, in occasione della presentazione del «concerTheatre»: « Ars amoris , l'amore che viene da Ars», sulla vita, sul ministero e sull'attualità di san Giovanni Maria Vianney, che il Santo Padre Benedetto xvi proclamerà patrono di tutti i sacerdoti.

L'amore che viene da Ars altro non è che la trasparenza e la visibilità dello stesso Amore divino in un uomo che da quell'amore si è fatto interamente penetrare e plasmare. Esso è «amore riversato nei nostri cuori» ( Lettera ai romani 5, 5), che diviene, per il mistero della libertà che accoglie il dono della grazia, anche ars amoris , cioè arte di amare, capacità di saper amare sempre e comunque, in ogni realtà e circostanza, ogni persona, qualunque sia la sua condizione culturale, storica, sociale e religiosa.

L'Amore, che nel mistero del natale, appena celebrato, rifulge in tutta la tenerezza e l'evidenza che il Signore ha voluto per noi, non è soltanto un'esigenza umana o una caratteristica di Dio, esso è l'essenza stessa di Dio e, perciò, poiché l'uomo è creato a Sua immagine e somiglianza, l'essenza stessa dell'uomo. Se Dio e l'uomo non sono «consustanziali», e l'uomo diviene partecipe della vita divina solo per grazia, tuttavia l'amore, partecipato da Dio all'uomo, diviene il reale spazio di dialogo, il luogo nel quale, più di ogni altro, è possibile riconoscere la verità sia di Dio sia dell'uomo.

Dio stesso, che è Amore, ha creato l'uomo ad immagine dell'Amore ed Egli ben sa che, proprio l'Amore, è il linguaggio che l'uomo comprende meglio. Per questa ragione, Dio non è Amore soltanto nella Sua Essenza, ma l'Amore è anche il metodo della rivelazione divina: l' ars amoris è così via revelationis , in una straordinaria gratuità, che, misteriosamente ed efficacemente, sempre precede la nostra capacità di amare.

Il carisma affidato dallo Spirito a Chiara Lubich e riconosciuto dalla Chiesa, oggi vive in tutti coloro che, come voi, da questo carisma sono stati investiti e di questo carisma si sentono autentici custodi e fedeli portatori.

Come definito da Chiara stessa, l'8 ottobre del 1984, in esso «La scintilla ispiratrice, la prima idea è stata una rinnovata rivelazione, per così dire, nel nostro animo di Dio come amore. Quale mutamento ha portato in noi in quei primi giorni della nascita del movimento questa verità compresa — per un dono di Dio — in maniera completamente nuova! Quale cambiamento porta tuttora in coloro che riescono ad afferrarla. La vita cristiana che abbiamo condotto prima di questa nuova comprensione, anche se arricchita da una fede solida e da una pratica coerente, appare come adombrata d'orfanezza. Ora ecco invece tutto è come nuovo: abbiamo Dio per Padre perché Dio è amore! Il nostro cuore, vissuto quasi nell'esilio della notte della vita, s'apre verso colui che ci ama».

Tale carisma tuttavia, pur riguardando la vicenda umana di una specifica persona, è, in realtà, universale, poiché l'amore, e con esso l'unità, che ne è uno dei riverberi più visibili, appartengono al cuore del messaggio evangelico ed alla storia ed alla vita della Chiesa stessa.

San Giovanni Maria Vianney è un testimone qualificato di questo amore, avendone colto l'essenza, prima e soprattutto, per via intuitiva.

L'amore, infatti, non si studia sui libri, ma si vede nella vita; esso non si apprende con corsi specialistici, ma vivendo con chi ama e sa amare. Il curato d'Ars ha appreso l' ars amoris innanzitutto dalla sua famiglia di origine, dalla fedeltà e dalla mitezza di sua madre e dall'accoglienza e dalla cura dei sacerdoti autentici che ha incontrato nel suo cammino. L'intimità divina, l'approfondimento del rapporto con il Mistero ed il vero e proprio innamoramento, fino al trasporto e alle lacrime, che egli provava per il suo Signore, sono stati la vera «scuola dell'amore» per questo grande santo. Coloro che, a migliaia, si recavano in pellegrinaggio ad Ars, alla domanda sulla ragione di tanto movimento, non esitavano a rispondere: «Andiamo a vedere Dio in un uomo».

Credo possa essere questa la ragione fondamentale per la quale il Santo Padre Benedetto xvi ha indicato san Giovanni Maria Vianney, quale patrono dei sacerdoti: egli è esperto nell'arte di amare e quindi nell'arte di «far vedere l'Amore», cioè comunicare Dio.

L'eroismo del santo curato, le lunghe ore trascorse nel confessionale, il trasporto, l'austerità e la solennità con cui celebrava la santa messa e sostava in estasi davanti al tabernacolo, la pietà con cui si rivolgeva alla Beata Vergine Maria e ai santi, altro non erano se non evidenti segni, da tutti riconoscibili, di questo straordinario amore di Dio e per Dio, reso costantemente visibile.

A questo i sacerdoti di ogni tempo sono chiamati: rendere visibile l'Amore di Dio; non un generico sentimento d'amore, ma l'Amore reso visibile in Gesù di Nazareth, Signore e Cristo, l'Amore che si è fatto inchiodare alla Croce per noi e per i nostri peccati, l'Amore di Gesù abbandonato.

Voi, carissimi sacerdoti, amici del Movimento dei Focolari, siete chiamati in modo specialissimo, anche per la responsabilità che implica l'avere incontrato un carisma così bello e fecondo, a vivere questa radicalità d'amore, che diviene immediatamente radicale unità nella Chiesa e con i vostri vescovi, i quali, in comunione con il Papa, che presiede alla carità universale, sono costituiti da Cristo nel collegio apostolico proprio a custodia dell'Unità e dell'Amore.

Oggi mi piacerebbe lasciarvi un vero e proprio «mandato missionario»: siate fedeli testimoni dell'amore e dell'unità nelle vostre diocesi, nei presbitéri di appartenenza, gareggiate nello stimare i vostri confratelli e nella fedele obbedienza alla Chiesa.

I nostri cari fedeli laici non domandano altro al sacerdote, come al santo curato d'Ars, se non di poter «vedere l'amore di Dio» e, in fondo, anche noi sacerdoti non chiediamo altro ai nostri confratelli e perfino ai nostri superiori. L'amore è la vera forza della testimonianza cristiana! Come affermò Chiara, 35 anni fa: L'amore, «il vangelo è la vera “rivoluzione”» (Rocca di Papa, 25/01/1975).

Allora possiamo e dobbiamo davvero lasciare che l'amore e l' Ars amoris , «rivoluzionino» la nostra esistenza, dell'unica rivoluzione che davvero cambia i cuori ed il mondo, da oltre 2000 anni: il Cristianesimo!

Facciano sparire, dalla nostra esistenza di sacerdoti, tutto quanto ancora non fosse conforme all'immagine di Cristo, Unico e Sommo Sacerdote, e annunciamo a tutti i confratelli che la nostra esistenza è amore! Il Sacerdozio è «l'amore del Cuore di Gesù» ripeteva costantemente san Giovanni Maria Vianney.

Carissimi confratelli ed amici, vi ringrazio per lo sforzo di tradurre in risposta d'arte la vicenda straordinaria del santo curato d'Ars. La musica, il teatro, la danza, le scenografie, la recitazione ed il canto sono tutti strumenti che favoriscono la comunicazione e la rendono capace di quella immediatezza intuitiva che tanto fa bene all'uomo contemporaneo, che favorisce il coinvolgimento del cuore.

La Beata Vergine Maria, Custode dell'unità e Madre del Bell'Amore, faccia di ciascun sacerdote un testimone credibile dell'amore, perché credente nell'Amore! Quell'amore che è Cristo Signore e per il quale ogni nuovo giorno ci è dato per amare!

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21 luglio 2019

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