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L’arma della fame

· Sempre più drammatica la condizione dei siriani assediati ·

L’arma della fame è sempre più impiegata nella tragedia siriana, dove di giorno in giorno si aggrava la condizione delle popolazioni intrappolate in zone teatro dei combattimenti tra forze governative e milizie ribelli, di matrice jihadista e non.

Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha ricordato ieri che l’uso del cibo come arma è un crimine di guerra. Secondo Ban Ki-moon, «tutte le parti, compreso il Governo siriano che ha la responsabilità primaria di proteggere i siriani, stanno commettendo atti atroci, proibiti dalle leggi umanitarie internazionali». A Madaya, la cittadina al confine con il Libano dove sono asserragliate milizie ribelli strette d’assedio dall’esercito di Damasco, si continua a morire di fame, anche dopo l’arrivo dei primi convogli umanitari. Un ragazzo di sedici anni è deceduto ieri sotto gli occhi degli stessi soccorritori dell’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, e del Programma alimentare mondiale (Pam). Secondo fonti locali riferite dallo stesso Pam, solo dall’inizio del mese già trentadue abitanti della città sono morti di stenti. Altrettanto drammatica è la situazione dei ventimila civili, in maggioranza sciiti, assediati nei centri di Fuaa e Kafraya, nella provincia nordoccidentale di Idlib.

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27 maggio 2019

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