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L’arma del freddo

· Kiev interrompe le forniture di gas nelle roccaforti dei ribelli filorussi a Donetsk e Lugansk ·

E Vladimir Putin prospetta ricadute sull’approvvigionamento all’Europa

Sullo sfondo della grave crisi umanitaria nell’est dell’Ucraina, incombe lo spettro di una nuova guerra del gas tra Mosca e Kiev, che potrebbe coinvolgere gran parte dell’Europa. Il Governo ucraino ha infatti deciso di interrompere le forniture di gas nelle zone orientali di Donetsk e di Lugansk, roccaforti dei ribelli separatisti filorussi. 

Ghiaccio su una conduttura di gas (Reuters)

A fare ulteriormente salire la tensione è stata anche la pesante replica del presidente russo, Vladimir Putin. In una conferenza stampa a Mosca, il leader del Cremlino ha infatti detto che «non solo c’è la carestia, non solo l’Osce ha denunciato una catastrofe umanitaria, ma in più tagliano anche il gas. Tutto questo sembra un genocidio». Putin ha poi ricordato che, in base ai recenti accordi di Minsk, l’Ucraina deve garantire forniture energetiche a Donetsk e Lugansk. «Le intese — ha sottolineato — sono state fissate da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e hanno valore di documento di diritto internazionale e, quindi, devono essere rispettate». Il presidente ha inoltre confermato che Mosca taglierà il gas all’Ucraina, qualora Kiev non effettuasse in tempo il pre-pagamento delle consegne. Questo, ha dunque avvertito il leader russo, «creerà un problema» per il gas in transito verso l’Europa, che dai gasdotti ucraini riceve il 40 per cento del metano che acquista dalla Russia, che a sua volta rappresenta circa un terzo del fabbisogno totale del Vecchio Continente.

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20 febbraio 2020

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