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Mistico e popolare

· Gli scritti di Tommaso da Olera ·

Nel 2013, nella cattedrale di Bergamo, è stato proclamato beato Tommaso Acerbis (1563-1631), frate cappuccino noto come Tommaso da Bergamo, o Tommaso da Olera, dal paese natale, nella val Seriana. La casa editrice Morcelliana ha da poco terminato la pubblicazione dei suoi scritti, in tre volumi, curati con grande scrupolo da Alberto Sana (Tommaso da Olera, Scritti, edizione critica: I, Selva di contemplazione, Brescia, Morcelliana, 2005, pagine 444, euro 35; II, Scala di perfezione, Brescia, Morcelliana, 2010, pagine 658, euro 40; III, Concetti morali contro gl’eretici. Trattatelli ascetici, Brescia, Morcelliana, 2016, pagine 290, euro 25). Aggiungiamo, per completezza di informazione, che nel 2013 il medesimo editore bresciano ha pubblicato il volume Tommaso da Olera mistico del cuore, opera del confratello Rodolfo Saltarin Ofm Cap., valido strumento di introduzione a quei medesimi Scritti, nonché alla conoscenza della figura del beato Tommaso.

Alzano Lombardo Mosaico con ritratto di Fra Tommaso da Olera

In effetti Tommaso da Olera non è molto noto in Italia, al di fuori del suo luogo natale, se non tra gli studiosi della spiritualità del Seicento, i quali, peraltro, ne hanno tutti (ci limitiamo a citare il confratello, padre Giovanni Pozzi) rilevato l’importanza. Nato da famiglia contadina, Tommaso svolse fin da bambino il mestiere di pastore, senza ricevere alcuna istruzione. Diciassettenne, entrò a Verona come fratello laico dai cappuccini, dove gli fu insegnato a leggere e a scrivere, e dove gli fu affidato l’incarico della questua, in città e dintorni. Da Verona nel 1605 passò a Vicenza, ove rimase sette anni; poi a Rovereto, per quattro anni. Nella primavera del 1618 i superiori lo destinarono a Padova, a svolgere l’ufficio di portinaio: aprire a chi si fosse presentato alla porta del convento e offrire pane e consolazione a quanti si fossero presentati.

La sua fama di santità si sparse anche al di fuori del Veneto, tanto che nella primavera del 1619 l’arciduca Leopoldo d’Asburgo ne richiese la presenza a Innsbruck, per cooperare alla ricattolicizzazione del Tirolo, ove la pressione protestante non era indifferente. Fra Tommaso svolse il suo apostolato tanto fra la gente umile quanto tra i nobili, conquistandosi la stima di eminenti personalità austriache e bavaresi, uomini e donne. Quando morì, nel maggio 1631, nella città sull’Inn, la sua fama di predicatore era ampiamente diffusa, prevalentemente in quelle terre ove si era svolta la fase ultima e più fruttuosa del suo apostolato — e questo spiega, almeno in parte, la scarsa conoscenza di lui al di qua delle Alpi.

di Marco Vannini

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26 marzo 2019

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