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L’Argentina volta pagina
nel segno della continuità

· Dopo dodici anni a guida della famiglia Kirchner ·

Dopo dodici anni di governo della famiglia Kirchner, l’Argentina sceglie un nuovo presidente e volta pagina. Poco più di trentadue milioni di argentini sono chiamati alle urne, domenica 25 ottobre, per l’importante appuntamento elettorale. I sondaggi danno come favorito, con il 40 per cento delle preferenze, Daniel Scioli, del Frente para la Victoria, che rappresenta la continuità con il Governo attuale e che. Scioli è seguito da Mauricio Macri, della coalizione Cambiemos, accreditato del 30 per cento dei consensi, e da Sergio Massa, della coalizione Una, che potrebbe raccogliere il 20 per cento dei suffragi. 

La fotografia che emerge a poche ore dal voto è chiara, tre discendenti di emigranti italiani si contendono i voti degli argentini nel nome del peronismo. Perché il peronismo, nelle sue infinite mutazioni lungo sette decenni, continua a essere il punto di riferimento della vita politica argentina. Oltre all’immagine dei candidati rimasti in corsa per la Casa Rosada dopo le primarie dell’8 agosto scorso, ce ne è quindi un’altra più fedele alla realtà: quella del peronismo, nelle sue varianti tradizionali di destra, sinistra e centro, che conta un bacino elettorale del 60 per cento dei voti, in questa occasione diviso tra il favorito Daniel Scioli e Sergio Massa. Quest’ultimo sta guadagnando terreno negli ultimi sondaggi. Non abbastanza per aggiudicarsi il secondo posto, ma quanto basta per ostacolare l’ascesa di Mauricio Macri, ex sindaco di Buenos Aires. È lui il candidato che più si oppone al modello kirchnerista, quello preferito dagli imprenditori e dalla classe media della capitale. Per cercare consensi ha dovuto moderare i suoi toni e ha dichiarato che non andrà contro quanto è stato ottenuto negli ultimi dieci anni. Ma da quando ha ammorbidito le sue proposte, la sua immagine di oppositore al kirchnerismo ne ha risentito.


di Silvina Pérez

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23 marzo 2019

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