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L’Argentina e lo sviluppo mancato

· In un rapporto della Pontificia Università Cattolica dati allarmanti sulla povertà e l’emarginazione sociale ·

Buenos Aires, 30. «Un dato di questi trent’anni di democrazia, includendo l’ultimo decennio di crescita e progressi nel campo dei diritti sociali, è che il sistema politico argentino ha evitato la sfida di discutere, definire e avviare un programma di sviluppo sociale sostenibile».

È un giudizio duro, che non fa sconti a nessuna parte politica e istituzionale, quello dei ricercatori dell’Odsa (Osservatorio del debito sociale) della Pontificia Università Cattolica argentina. Come emerge dal rapporto intitolato Eterogeneità strutturali e disuguaglianze sociali persistenti, il venticinque per cento della popolazione presente dei centri urbani argentini (circa dieci milioni di persone) vive in condizioni di estrema povertà, mentre l’emarginazione sociale è «strutturale» e colpisce un cittadino su quattro.

«La crescita economica, l’aumento del consumo interno, l’incremento della domanda di lavoro, la ripresa dei salari dei lavoratori, l’estensione dei programmi sociali e, in questo contesto, la riduzione dell’indigenza e della mancanza di guadagno non sono riusciti a diventare fattori capaci di creare una via di scampo dal sottosviluppo» si legge nel documento dell’Odsa. Il punto è che «la politica assistenziale dello Stato non ha raggiunto tutti» e le famiglie più povere «hanno perso l’occasione di accedere autonomamente ad alloggi, all’assistenza sanitaria e a un’istruzione di qualità».

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