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L’arca dei gesuiti

· Nella chiesa del Gesù a Roma custodirà le reliquie di santi della Compagnia ·

Ernesto Lamagna, lo scultore degli angeli, si è cimentato con una grande arca, realizzata per la chiesa del Gesù a Roma per custodire le reliquie di santi gesuiti. Ancora una volta Lamagna fa vibrare sotto le dita la materia, su cui lavora nervosamente e con sorprendente rapidità; il tratto deciso modella e ferma l’istante dell’ispirazione, che rimane sospeso dinanzi allo sguardo dell’osservatore, ne stimola la curiosità, lo guida alla riflessione fino a farlo approdare alla contemplazione pacata e rigenerante.

Sul lato dell’apertura dell’arca verso il sole, simbolo della Compagnia di Gesù, vola uno sciame di api il cui nettare diverrà il miele della consolazione

L’opera conferma la versatilità di Ernesto Lamagna, altrettanto efficace nel tutto tondo come nello stiacciato; è un’opera della piena maturità dove, lasciato il tormento di altre lavori, l’artista sosta con pacatezza a contemplare l’opera dello spirito nel santo fondatore della Compagnia e nella Chiesa. Egli si pone con serena consapevolezza nel panorama dell’arte contemporanea a servizio della liturgia sulla grande scia dei maestri del Novecento come Manzù, Minguzzi, Greco, Fazzini e altri. Lamagna non ricorrere a un linguaggio ermetico, ma accettando la sfida non facile di farsi narratore, in questa opera destinata al culto, usa la materia con spontanea semplicità e con un linguaggio immediato e perfettamente comprensibile.
Nonostante il radicarsi della secolarizzazione e della materialità, pare non sopito il sentimento dello spirituale che trova forma nell’arte contemporanea attraverso concrete e tangibili esercitazioni di meditazione sul trascendente. Per questo non ci si meraviglia che artisti contemporanei tornino, o continuino ora, come nel caso di Lamagna, a decorare e impreziosire chiese e luoghi di culto.

Lamagna è stato più volte chiamato a lavorare per alcune basiliche: penso alle porte bronzee della basilica di San Vito dei Normanni e alla porta dell’Apocalisse nella basilica di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari, così come all’Angelo della luce in Santa Maria degli Angeli a Roma. Già nei rilievi di queste porte, come nelle scene laterali dell’urna per la chiesa del Gesù, è tangibile l’interpretazione del campo spaziale attraverso schiacciature delle pieghe, improvvisi ma leggeri colpi di stecca nella materia, un mezzo tecnico adoperato per alludere al volume. Ne risulta un luminismo che è nota stilistica dell’opera di Lamagna. Come se lo spazio avesse ceduto la sua struttura architettonica per sbriciolarsi in più frammenti dando vita, in tocchi fugaci ed evanescenti, a un gioco drammatico di luce e ombra. Ciò appare anche nelle sue figure a tutto tondo, negli angeli, nelle crocifissioni, nei tanti ritratti che ha realizzato e così nelle singole sculture di questa arca reliquiario. Non solo la figura genera la spazialità, ma addirittura il contrario. È una spazialità diffusa, fusione di ombra e luce.

di Paola Di Giammaria

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21 maggio 2019

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