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L’antro dello speziale

· A rischio gli affreschi della farmacia del santuario della Madonna dell’Arco ·

«Volendo dare descrizione della Pharmacopea, o vogliamo dire spezieria, proporremo, questa, che sia Arte di ben preparare i medicamenti, per confermare, o ricuperare la perduta sanità dei corpi umani. Arte si dice, perché consiste nelle manuali operazioni, e non è scienza; percioché questa considera le cose con la mente sola senza l’opera delle mani, e non lascia niente dopo la sua operazione. Et è arte ben preparare: per lo che si escludono quelli, che vogliono esercitare questa arte, non sapendo le buone e vere preparazioni. (…) Si distingue dal medico, il quale deve solo ordinare, e non preparare i medicamenti (...). Poi si dice confermare, o recuperare la sanità, e qui apprenda il Discepolo, che due fini si propongono al nostro artefice; uno primario immediato, l’altro mediato, e secondario. Il primo fine dello speziale è preparare bene i medicamenti, il secondo fine (il quale ottiene col mezzo dei medicamenti ben preparati) è la sanità, la quale, s’è presente, si deve conservare: & s’è perduta, si deve recuperare». Risalente al 1639, questa interessante citazione di fra Donato d’Eremita dell’Ordine dei predicatori apre il volumetto fotografico di Gerardo Imbriano, L’antica farmacia del convento di Madonna dell’Arco (Napoli, Centro studi di religiosità popolare, 2011).

Dopo una breve introduzione storica sulle farmacie sin dai primi secoli del cristianesimo, viene presentata l’antica farmacia (o spezieria), aperta nel 1645 presso il santuario napoletano della Madonna dell’Arco. In particolare, l’autore descrive gli affreschi che ne decorano le volte, eseguiti tra fine Seicento e inizio Settecento da un pittore ancora oggi ignoto. Negli affreschi sono presenti sia elementi di tipo religioso, sia immagini della ritualità greca e del culto latino. «È ovvio — scrive l’autore — che la coesistenza di questi elementi eterogenei danno ulteriore importanza al sito domenicano: è il passaggio dal rito greco al rito latino che confluisce poi nella spiritualità cristiana».

Accanto a Agostino di Sessa (o Agostino Nifo), Avicenna, Averroè e Andromaco, vi sono diverse figure femminili (tra cui una Minerva seduta). Una delle donne ha sopra il capo una piccola pantera, simbolo cristico: quando è sazia, la pantera dorme per tre giorni e al risveglio emana dalla bocca un soffio odoroso che attira gli altri animali. La dettagliata analisi dei locali della farmacia diventa inoltre l’occasione per denunciare il continuo deterioramento di cui gli affreschi sono oggetto, specie nella seconda stanza. L’allarme di Imbriano è alto.

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12 dicembre 2019

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