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Annuncio, non chiacchiere

«Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepolo: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto» (Giovanni 20, 18). A partire da questo versetto del Vangelo di Giovanni a Maria di Magdala è stato giustamente riconosciuto il titolo di Apostola degli Apostoli poiché ella fu la prima ad annunciare ai discepoli la buona notizia della risurrezione, che essi, poi, furono inviati a proclamare in tutto il mondo.

Non, quindi, “chiacchiere” di donne, ma, capovolgendo gli stereotipi del tempo che negavano qualsiasi valore alla testimonianza femminile, un preciso mandato in ordine a quello che è il cardine del Vangelo, senza il quale quest’ultimo cade ed è vana la fede.
La progressiva rivalutazione della figura di Maria di Magdala porta, pertanto, ad attribuirle un posto centrale nella narrazione delle origini del cristianesimo e la consegna alla memoria dei credenti con un risalto del tutto particolare che la rende degna di un culto perpetuo e solenne.
Muovendo da qui, ci si chiede, allora, quali implicazioni ciò possa avere per la vita delle donne concrete nella Chiesa e per il posto che ad esse debba spettare, senza alcun intento rivendicazionista, ma alla luce della Scrittura letta e compresa sempre più in profondità.
Siamo ormai da lungo tempo abituati a parlare delle donne come custodi della vita e questo è senz’altro vero per la peculiare propensione femminile alla cura della vita in tutte le sue forme ed in tutti i suoi momenti, anche se si tratta di una capacità universalmente umana per la quale le donne sono più predisposte, ma che appartiene anche all’altro sesso.
Maria di Magdala consente di ritornare a questo attributo di custodi della vita, vedendo che esso non è, però, l’ultimo ed apicale riconoscimento del ruolo delle donne, pur nella sua indubbia verità.
Anche Maria di Magdala, infatti, con il suo annuncio della risurrezione è custode della vita, ma la vita, in questo caso, non è la vita terrena, bensì la vita eterna del Risorto, che è promessa e pegno di quella degli esseri umani, chiamati ad una vita che non potrà più perire.
In questa prospettiva, le donne sono direttamente chiamate in causa in quella che è la missione centrale della Chiesa, ovvero l’annuncio di quella buona notizia che riguarda una vita che non potrà più perire e che nessuno potrà più toglierci.
Si è parlato prima delle implicazioni per le donne concrete ed ora, prima di concludere questa breve riflessione, è necessario soffermarsi su di esse cercando di illuminarle alla luce di quello che Maria di Magdala ci consegna.
La parola di Maria di Magdala, nell’annuncio ai discepoli, è stata senza dubbio una parola autorevole che l’Evangelista ha sentito necessario tramandare a tutte le future generazioni di credenti ed, in questo senso può valere come prototipo della parola delle donne nella Chiesa: una parola degna i essere ascoltata, meditata e ricordata al pari di quella degli uomini, sulla base del battesimo e della medesima fede professata e condivisa nella comunità credente.
Non è qui in discussione il ruolo del Magistero nel ministero della parola, ma, nel popolo di Dio, di cui i laici sono la componente più numerosa, le donne non possono essere solo passive destinatarie di ciò che gli uomini dicono ed, insieme ad essi, devono proclamare quella buona novella che è l’annuncio centrale della fede.
Solamente in questo modo la Chiesa può realmente rispondere al compito affidatole dal Signore di realizzare un discepolato di uguali, nel quale non esistano barriere e discriminazioni.
Tornando, infine, a Maria di Magdala si deve sicuramente rilevare che il culto dedicatole non è un puro atto di omaggio, ma un forte segnale della direzione del cammino su quale si deve proseguire per essere pienamente fedeli al messaggio che la Scrittura ci indirizza e che riguarda tutti indistintamente, uomini e donne.

di Giorgia Salatiello

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18 agosto 2019

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