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L’anima dell’evangelizzazione

· L’arcivescovo Becciu apre i lavori dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia ·

Le famiglie cristiane sono pronte a buttarsi nella mischia per testimoniare il Vangelo nella quotidianità, senza farsi intimorire dal difficile contesto sociale ed economico e senza eludere le più scottanti questioni che riguardano il matrimonio e l’emergenza educativa dei giovani. Ecco il punto di partenza dei lavori dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia cominciati stamani, martedì 29 novembre, per concludersi giovedì 1° dicembre, con l’udienza pontificia. E a Benedetto XVI le famiglie cristiane diranno di essere pronte a impegnarsi, senza indugi, nella nuova evangelizzazione.

La plenaria, che vuole essere proprio un momento di raccordo nella prospettiva della nuova evangelizzazione, è iniziata con la messa celebrata all’altare del beato Giovanni Paolo II, nella basilica Vaticana, dall’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, che ha ribadito, ricordando l’opera di Papa Wojtyła, come la missione della famiglia nel mondo contemporaneo necessiti «di una sempre più attenta considerazione per il ruolo decisivo dell’istituzione familiare nell’evangelizzazione e per la serietà delle sfide che la minacciano». E «il Pontificio Consiglio è fortemente impegnato a sostenere la famiglia e un’adeguata pastorale familiare» ha affermato l’arcivescovo Becciu, con l’incoraggiamento «a portare avanti il vostro sforzo, specialmente in un tempo come il nostro, affinché le famiglie siano sempre più conformi al disegno di Dio, e trovino adeguato appoggio quali cellule vitali della società e della Chiesa».

Un momento privilegiato in questa direttrice sarà l’Incontro mondiale delle famiglie previsto per il prossimo anno a Milano. «Nell’ambito delle diverse Conferenze episcopali e diocesi si stanno attuando numerose iniziative per preparare questo evento» ha detto il sostituto della Segreteria di Stato, auspicando «che tutta questa attività promossa dal dicastero produca abbondanti frutti pastorali nella vita delle Chiese particolari».

Quindi l’arcivescovo ha proposto «tre semplici pensieri che si riassumono in tre parole: presenza, gioia, povertà di spirito». Nella prospettiva dell’Avvento «dobbiamo educare e aiutare le famiglie a vivere e testimoniare il senso della presenza di Dio, che porta la luce del bene capace di illuminare il buio dell’egoismo umano; dobbiamo aiutare le famiglie a testimoniare in modo sempre più chiaro questa vicinanza di Dio, che ama l’uomo e gli porta speranza». Sulla gioia, l’arcivescovo ha ricordato come oggi «viviamo in una società che spesso presenta un volto triste; i tanti problemi che si presentano ogni giorno finiscono spesso per oscurare l’orizzonte personale e familiare, e anche le espressioni di gioia rimangono semplicemente esteriori, senza riflettere la pace e la serenità del cuore. Penso che testimoniare personalmente e nelle famiglie il senso della presenza di Dio, dell’essere suoi veri figli, voglia dire portare nel mondo un po’ di luce, un po’ di gioia, quella vera, quella che è racchiusa nel rapporto con il Signore e non si ferma alle cose». Infine «ecco la terza parola: poveri in spirito. Chi è capace di cogliere la presenza nuova di Dio, che porta gioia? Non sono i sapienti e i dotti, coloro che sono chiusi e si sentono sicuri nel proprio sapere, ma sono piuttosto coloro che hanno il cuore libero, completamente aperto alla novità, al dono di Dio, un cuore capace di vedere e di ascoltare». Del resto «la famiglia — ha ricordato — è il primo ambiente in cui si impara l’incontro con il Signore». E ha concluso con un pensiero alle «tante famiglie cristiane che portano nel mondo un raggio dell’amore di Dio, un raggio di speranza. Vogliamo farci voce della gioia di tante famiglie per l’esperienza quotidiana di sentire la presenza, la vicinanza del Signore, pur in mezzo a difficoltà e fatiche; per la fedeltà mantenuta e arricchita di sacrificio e di offerta, di abnegazione e di umile servizio».

I lavori veri e propri sono stati poi aperti da una riflessione del cardinale presidente Ennio Antonelli «a trent’anni anni dall’esortazione apostolica Familiaris Consortio», con una riaffermazione della «centralità della famiglia nella nuova evangelizzazione, e quindi nella pastorale parrocchiale e diocesana», e dell’importanza della «pastorale delle famiglie per le famiglie».

Sulla «spiritualità e responsabilità missionaria della famiglia» è intervenuto il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, che ha tenuto la lectio magistralis sulla famiglia «comunità salvata e comunità salvante per la nuova evangelizzazione». In definitiva per il porporato «la nuova evangelizzazione vede la famiglia cristiana come suo oggetto e soggetto, suo termine e principio». E questo «in un’epoca di profonda secolarizzazione, che ha perso la capacità di ascoltare e di comprendere la parola evangelica come un messaggio vivo e vivificante». Ma è «sul proprium coniugale-familiare che deve essere ora considerata la nuova evangelizzazione. Tale proprium — ha spiegato — è dato dalle realtà tipicamente coniugali e familiari, in specie dalle realtà dell’amore e della vita, dell’opera generativa e di quella educativa, della partecipazione libera giusta e solidale alla vita complessiva della società, della partecipazione alla vita e missione della Chiesa. Ora è a tutti noto come queste realtà e questi compiti tipicamente coniugali e familiari siano oggi, un po’ dovunque e con frequenza, sottoposti a gravissime sfide che rendono quanto mai urgente e del tutto irrinunciabile la missionarietà della famiglia cristiana. Le realtà proprie del matrimonio e della famiglia — ha concluso — sono letteralmente derubate o comunque gravemente sfigurate nel loro volto cristiano e umano, sotto il profilo cioè della fede e della razionalità, vittime come sono di una cultura estranea o contraria al disegno di Dio e al vero bene della persona, della coppia e della famiglia».

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