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L’anima del mondo

· Ottantamila opere ·

Un museo forse ancora poco conosciuto, ma tra i più interessanti nel suo genere per la documentazione delle culture religiose di tutti i continenti. Un museo che, oggi come nel passato, vuole creare ponti con terre lontane e con culture diverse. Un museo che mostra come in Vaticano sia sempre stata riservata un’attenzione particolare verso le civiltà “diverse”.

Nato al termine dell’Esposizione universale missionaria svoltasi in occasione dell’Anno santo del 1925, il Museo missionario etnologico vaticano venne istituito il 12 novembre di quell’anno da Pio XI con Motu proprio Quoniam tam preclara. La primitiva sede fu nel Palazzo del Laterano, che accolse una cospicua selezione delle opere provenienti dall’Esposizione missionaria permettendo — secondo la specifica volontà di Papa Achille Ratti — di assicurare la continuità nel tempo di quelle importanti testimonianze di popolazioni lontane e terre di missione.

Il primo curatore del museo fu padre Wilhelm Schmidt, il più noto etnologo cattolico del XX secolo. Fu lui a guidare la commissione che scelse, tra le 100.000 opere inviate per l’Esposizione missionaria, le 40.000 che rimasero come dono fatto dai popoli del mondo ai Pontefici.

A questo nucleo iniziale vennero aggiunte alcune preziose opere fino ad allora custodite nel Museo Borgiano di Propaganda fide, testimonianza dell’incontro del mondo occidentale con le altre culture a partire dal XVI secolo. Quel Museo raccolse anche parte della collezione del cardinale Stefano Borgia (1731-1804), appassionato cultore di “curiosità esotiche”. Tra queste, alcune opere precolombiane inviate in dono a Papa Innocenzo XII nel 1692, data con la quale si fa iniziare la storia del Museo etnologico vaticano.

Nella sede del Laterano il Museo rimase fino al 1963 per poi essere trasferito nella sua attuale collocazione per volontà di Giovanni XXIII, in quel “Museo Paolino” dei Musei vaticani progettato in chiave moderna dallo Studio Passarelli e inaugurato nel 1973 da Paolo VI.

Tanti i Pontefici quindi che intuirono l’importanza di queste collezioni extraeuropee, ai quali si aggiunge ai nostri giorni Papa Francesco con la sua attenzione allo spirito dei popoli e con la sua visione aperta verso ogni forma di cultura.

Oggi il Museo etnologico, recentemente denominato in maniera evocativa «Anima mundi», possiede circa 80.000 opere, il più cospicuo dei Musei del Papa, e questi manufatti, provenienti dai diversi continenti Oceania, Americhe, Asia e Africa, sono nuovamente a disposizione dopo due anni di temporanea chiusura, per accogliere e stupire, insieme alle sculture greche e romane e ai capolavori del Rinascimento, le migliaia di visitatori e pellegrini che vengono quotidianamente nei Musei del Papa.

Si è scelta la settimana conclusiva del Sinodo sull’Amazzonia per aprire dopo un lungo lavoro di restauro il Museo etnologico vaticano «Anima Mundi». È stato Papa Francesco a inaugurarlo insieme a una mostra dedicata all’Amazzonia: Mater Amazonia. The deep breath of the world, voluta dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano in collaborazione con l’Istituto missioni Consolata, che ha coinvolto altri padri missionari come i salesiani, i cappuccini e i saveriani, e che verrà aperta al pubblico a partire dal 25 ottobre prossimo.

Un allestimento nel segno della trasparenza e della condivisione che ha creato uno spazio di incontro di culture diverse e dove ogni visitatore potrà trovare le sue radici. Un lavoro corale che ha coinvolto il curatore del Museo, padre Nicola Mapelli e i suoi collaboratori, in particolare il gruppo del Laboratorio di restauro polimaterico, ma anche tutti i Musei vaticani e la Direzione delle infrastrutture Scv, con un risultato di grande impatto visivo ed emotivo.

La missione principale dei Musei vaticani è quella di preservare e condividere il patrimonio di storia, di arte e di fede che i Pontefici del passato hanno raccolto e custodito per secoli. Preservare è quello che le eccellenze dei nostri Laboratori di restauro fanno, con alta professionalità, competenza, rigore e passione.

I sette Laboratori di restauro specialistici — circa un centinaio di restauratori — quotidianamente svolgono gli importanti lavori di indagine, tutela, restauro e conservazione. Il Laboratorio di restauro polimaterico, istituito nel 2001 e quasi esclusivamente a servizio delle 80.000 opere del Museo etnologico vaticano «Anima mundi», con i suoi restauratori specializzati in diverse classi di materiali — organici e inorganici, prevalentemente di origine extraeuropea — ha preservato e continuerà a preservare questo importante nucleo delle collezioni papali.

di Barbara Jatta

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23 febbraio 2020

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