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L’anima

· ​Nel libro di Adin Steinsaltz ·


Per il grande scrittore e pensatore Emil Cioran l’anima non va nominata, per la semplice ragione che «in nessuna lingua esiste parola più indecente».
Adin Steinsaltz invece vi dedica una profonda e intensa meditazione ( L’anima, Firenze, Giuntina, 2018, pagine 192, euro 17), ritenendo che il volumetto sia «rispetto al suo argomento, troppo esiguo» quanto vi è «qui esposto è stato scritto sulla base dell’illuminazione di quei veri “conoscitori dell’anima”, che ci raccontano e ci svelano aspetti della sua realtà, qualcosa dei suoi misteri».

Arnold Schönberg, «L’anima» (1910)

Rav Adin Steinsaltz ha studiato matematica, fisica e chimica all’Università di Gerusalemme e all’Istituto talmudico Lubavitch di Kfar-Habad, divenendo hassid, cioè discepolo, di Rabbi Lubavitch.

Ha lavorato alacremente al commento popolare e alla traduzione in ivrit, ebraico moderno, dei due Talmud — 5000 pagine in aramaico! — iniziando a soli 28 anni quest’avventura colossale: diffondere la “luce” del Talmud. Viene considerato uno dei Maestri dell’ebraismo contemporaneo e designato anche come il “Talmud vivente” o il “Rashi dei tempi moderni”.
Per lui la preghiera è «un arco teso» e consiglia «Pregate per sapere come pregare!». Eppure spazia dalla Qabbalà alla sociologia e alla filosofia ebraica.
La lunga meditazione scava a fondo in quel gorgo di interrogativi che, a ben vedere, pullulano in ogni persona che sappia entrare, anche per poco tempo, in se stessa: che cos’è l’anima? Davvero si manifesta? Posso udire la sua voce? In fin dei conti quale peso esercita sulla vita e come la plasma?
Rav Steinsaltz conduce a livelli sempre più alti in un percorso che può, se lo si vuole, segnare tutta la propria vita, facendo suo il monito di Rav Shmaya Kosson: «Prestate attenzione all’anima».
Odiernamente «è possibile affermare che la psicologia sia una disciplina che propone svariate teorie circa le interazioni tra i diversi livelli dell’interiorità, ma non si spinge così lontano da tentare di studiare l’anima».
L’esperienza di chi riceve il dono di grazia dall’alto, una sorta di influsso superno che consente alla persona di scostare le cortine interiori della propria anima e di vedere al di là, è simile a un lampo che balena nell’oscurità, «riguardo all’anima si può quindi asserire ciò che è stato detto del Santo, benedetto Egli sia, cioè che, come Lui, anch’essa è più vicina di ogni cosa vicina e più lontana di ogni cosa lontana», riprendendo l’affermazione di Ibn Paquda.
Il lessico che si riferisce al termine “anima” è piuttosto complesso perché esistono differenti livelli che si espandono in altezza: nefesh, il livello della mera forza vitale; ruach che apre davanti nuovi spazi dell’essenza anima; neshamà, il livello più alto. Si trovano però in un’unica sequenza in cui la percezione del «dolore della Shekhinà» è una caratteristica di persone sante e giuste, che quanto più si elevano nella santità tanto più accedono a una sensibilità maggiormente ampia e profonda.
Il corpo e l’anima non si toccano, e il loro punto di incontro è costituito da quanto definiamo come il nostro io.
L’anima ha bisogno di diverse fasi di perfezionamento, di oblio e di preparazione, per raggiungere i livelli più alti, che vengono denominati «passaggio del fiume di fuoco».
Completato questo processo, l’anima giunge al Gan Eden e si trova in uno stato di delizia «gode dello splendore della Shekhinà». Tale godimento non è legato alla sua essenza, bensì alle azioni che ha compiuto in questo mondo…
Alcuni punti richiedono al lettore di soppesare il pensiero di rav Steinsaltz e, nel caso di credenti cristiani, di discostarsene: il “dolore ereditario” che l’individuo non riceve dai propri genitori, bensì da un passato a lui sconosciuto, può costituire una parte consistente di ciò che indirizza la sua vita; il giorno del Giudizio, la risurrezione dei morti e la reincarnazione che viene concepita come ghilgul neshamà, una sorta di nuova possibilità «per eseguire l’incarico che le è stato affidato» nella storia.
L’elemento fondamentale però dell’anima, di ciascuna anima, «è il suo essere una scintilla del Santo, benedetto Egli sia». Per questo motivo il punto focale della sua essenza è la pulsione a giungere al suo Creatore e a ricercare una strada che porti a Lui.

di Cristiana Dobner

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20 novembre 2018

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