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L’anello
e il popolo

È stato un incontro davvero importante e programmatico quello del Papa con i nuovi vescovi, così come incisive e certo non usuali sono le parole che Francesco ha loro rivolto. Al centro sta infatti quella dinamica che Bergoglio ricordò nei primissimi momenti del suo pontificato quando, appena eletto, volle sottolineare la relazione tra vescovo e popolo.

Fondamentale e indispensabile, il rapporto tra ogni pastore e il suo gregge si fonda sulla fedeltà all’unico Signore, espressa — ha detto il Pontefice ai vescovi evocando un’immagine suggestiva e familiare — dall’«anello nella vostra mano destra, che alle volte stringe troppo o qualche volta rischia di scivolare», ma che comunque ha «la forza di saldare la vostra vita a Cristo e alla sua sposa», cioè alla Chiesa.

Su questa duplice fedeltà si fonda la sapienza del concilio di Trento che a metà del Cinquecento impose ai vescovi la residenza, cioè la presenza stabile nelle loro diocesi, dove spesso latitavano. «Con tanta ragione» ha chiosato Francesco spiegando che «ogni riforma autentica della Chiesa di Cristo comincia dalla presenza, da quella di Cristo che non manca mai, ma anche da quella del pastore».

La stessa duplice fedeltà garantisce dallo smarrimento esistenziale «di andare e venire senza meta». Non siete infatti «guardiani di una massa fallita» ha detto con forza il Papa ai suoi fratelli nell’episcopato, bensì custodi di un dono prezioso da condividere, la gioia di Cristo. «Penso a tante persone da portare a lui»: innanzi tutto i sacerdoti — i primi verso i quali il vescovo deve esercitare la sua paternità — e poi ovviamente il popolo.

«Consentite al successore di Pietro che vi guardi profondamente dall’alto del mistero che ci unisce in modo irrevocabile» ha aggiunto il Pontefice accennando alla comunione cattolica. E ancora, «tornando alle vostre case, ovunque esse siano, portate per favore il saluto di affetto del Papa e assicurate alla gente che è sempre nel suo cuore» ha detto il vescovo di Roma con un’espressione che ha ricordato il toccante saluto del suo predecessore Giovanni XXIII nel celebre “discorso della luna” la sera del giorno in cui si aprì il concilio.

E mentre si avvicina l’inizio dell’itinerario biennale del sinodo (in greco, “cammino insieme”) sulla famiglia, ai pastori che devono camminare con il popolo «davanti, in mezzo e dietro al gregge», Francesco ha raccomandato, pur nella gelosa custodia della «passione per la verità», di non sprecare energie «per contrapporsi e scontrarsi ma per costruire e amare».

g.m.v.

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12 dicembre 2019

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