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Sempre più alta
la tensione nello Yemen

· Mentre le Nazioni Unite propongono una tregua ·

Ancora tensione altissima nello Yemen. La marina militare statunitense ha lanciato missili, reagendo a ciò che, secondo quanto affermano fonti della difesa statunitense alla Cnn, è apparso come un attacco a tre navi da guerra. I cacciatorpedinieri Mason, Nitze e Ponce sarebbero entrati nel mirino di un lancio di missili e «sono state messe in atto contromisure difensive», ha aggiunto la fonte statunitense. «Stiamo valutando cosa è accaduto — ha sottolineato Washington — tutte le nostre navi e in nostri equipaggi sono al sicuro». Il fatto, verificatosi sabato, è stato rivelato dal capo delle operazioni navali a stelle e strisce, John Richardson, e rischia di provocare un’escalation nello Yemen, dopo che giovedì scorso un’altra nave statunitense aveva sparato cinque missili Tomahawk contro tre postazioni radar dei ribelli huthi in risposta a missili lanciati dai ribelli.

Intanto, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha annunciato che due cittadini statunitensi sono stati liberati in Yemen dai ribelli huthi. Kerry, che non ha fornito i nomi dei connazionali, ha riferito che il rilascio è avvenuto al termine di una complicata trattativa diplomatica che ha incluso un ponte aereo per portare in Oman alcuni yemeniti feriti la settimana scorsa dal raid compiuto dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita.
Gli Stati Uniti, ha spiegato il segretario di stato, stanno facendo pressioni per arrivare a un cessate il fuoco che consenta al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale di tornare ai negoziati con i ribelli huthi. Il dipartimento di stato americano ha poi espresso gratitudine al governo dell’Oman per aver agevolato il rilascio dei due cittadini statunitensi. Un aereo dell’Oman è infatti atterrato sabato nella capitale yemenita, Sana’a, per evacuare 115 persone rimaste ferite nel raid aereo dell’8 ottobre contro un funerale, che aveva fatto oltre 140 vittime e 525 feriti. L’Oman è l’unico paese arabo del golfo persico a non far parte della coalizione a guida saudita che sostiene le forze del presidente yemenita, Abd Rabbo Mansour Hadi, che fronteggiano i ribelli huthi.
Sabato scorso la coalizione a guida saudita ha ammesso che uno dei suoi aerei ha «colpito per errore» un funerale a Sana’a l’8 ottobre, «a causa di una non conformità con le regole di ingaggio e con le procedure e in seguito a informazioni non corrette». Misure appropriate — ha fatto sapere una commissione ad hoc istituita dalla coalizione di Riad — «devono essere prese contro chi ha causato l’incidente e devono essere versate compensazioni alle famiglie delle vittime».

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