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L'amore e la lealtà dei vescovi italiani

· Pellegrini sulla tomba di San Francesco ·

La bussola che orienta l'opera pastorale dei vescovi italiani è unicamente il bene del Paese. Nella consapevolezza che la «conversione» dei cuori è il presupposto di ogni vera riforma. È quanto ha detto, in sintesi, il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nella messa celebrata questa mattina nella basilica Inferiore di Assisi in occasione della 62ª assemblea generale dell'episcopato italiano. «Siamo qui per pregare per l'Italia che amiamo e che serviamo lealmente: qualunque parola o gesto nascono sempre e solo dal nostro essere pastori con l'intento, anzi con il cogente dovere, di servire nella fedeltà a Gesú e all'uomo nella sua verità piena».

Pellegrini sulla tomba di san Francesco, «meta di fede e di preghiera per il nostro popolo», i presuli italiani ribadiscono anche la «cordiale e grata comunione» con il Papa. «Il Santo Padre, alla Chiesa universale, indica la strada della conversione dei cuori e della vita. È questo il centro pulsante di ogni vera riforma, così come anche san Francesco ben ha intuito e vissuto. Con il suo magistero chiaro e mite, con l'esempio della sua semplicità disarmata e disarmante, ci precede in questa luminosa via della conversione che è la più vera, efficace e urgente risposta a quest'ora drammatica e affascinante».

Delle serie difficoltà del tempo presente si è occupato ieri, nel corso di una conferenza stampa, anche il vescovo segretario generale della Cei, Mariano Crociata, per il quale in Italia c'è «una situazione per tanti versi preoccupante». Infatti, «non cambia il registro, lo stile, perché continua il gioco del trovare qualcuno su cui scaricare le responsabilità, qualcuno da trovare come capro espiatorio». Precisando, che «con questo non si vuole fare del qualunquismo: chi ha più responsabilità deve sentire più forte il richiamo sul piano dello stile, della coerenza, delle decisioni concrete per smuovere le cose e operare scelte concrete e produttive». In Italia, ha rilevato, c'è «un problema di etica che si pone sul piano politico, ma anche su altri piani: gli uomini che hanno responsabilità non sono solo quelli governativi, nella società ci sono spazi e luoghi di responsabilità diffusa», come «la famiglia, la scuola, tutte le forme di vita aggregativa più o meno istituzionale». In questo senso, «la questione politica è una questione, inseparabilmente e anche, sociale e culturale, senza però confondere distinte e differenti responsabilità».

Per Crociata «il senso della democrazia sta nel sentirsi tutti, sempre, corresponsabili, non certo nello stesso modo e nella stessa misura». Nel Paese «c'è una variegata modalità di rappresentanza, che non è solo quella strettamente politica, quella determinata dai processi democratici delle elezioni. Ci sono tante altre forme e sedi in cui rappresentare le esigenze della popolazione e della gente. Il nostro compito è essere attenti, ascoltare, rispettare le attese, i bisogni, le richieste». E aggiunge: «le valutazioni sui passaggi politici concreti» non spettano ai vescovi, ma c'è il rischio, paventato già dal cardinale Bagnasco di «galleggiare», cioè di procedere, di andare avanti senza un timone tenuto fermo e una direzione perseguita con chiarezza e decisione. Chi ha responsabilità, deve sentirsi interpellato a trovare le modalità proprie della gestione della cosa pubblica: il problema è trovare una direzione perché i problemi vengano affrontati e le decisioni assunte per il bene della vita delle persone e della collettività tutta intera». In questo senso, «apprezzamento» è stato espresso dai vescovi anche per la «proposta operativa», fatta da Bagnasco, di un «tavolo» sull'emergenza occupazione, da intendersi appunto come «spinta alla concretizzazione».

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