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L’amore di Cristo
verso ogni uomo

· ​A colloquio con Benedict Alo D’Rozario primo laico alla guida di Caritas Asia ·

I delegati dei ventiquattro uffici Caritas del continente lo hanno scelto premiando il suo impegno, la sua competenza, la sua dedizione, vissuta con spirito autenticamente evangelico: Benedict Alo D’Rozario, nuovo presidente di Caritas Asia, si schermisce quando gli si ricorda di essere il primo laico eletto a capo dell’organismo umanitario che, parte della rete di Caritas Internationalis, coordina e sovrintende all’opera di solidarietà nel continente dove abitano 4,5 miliardi di persone.

«La nostra missione è essere espressione dell’amore di Cristo verso ogni uomo. Dunque, c’è una irrinunciabile radice spirituale in ogni nostra azione, in ogni nostro intervento in favore di popolazioni povere, emarginate, vulnerabili», ricorda all’«Osservatore Romano». Nulla di puramente umano: si è ben distanti dal mero lavoro umanitario, che può esser appannaggio di numerose organizzazioni non governative con cui pure «si lavora fianco a fianco, ognuno con la propria specificità», spiega il nuovo presidente di Caritas Asia.

Nato nel 1956 nell’arcidiocesi di Dhaka, sposato con tre figli, D’Rozario ha lavorato per cinque anni alla Commissione episcopale «Giustizia e pace» in Bangladesh per poi passare gran parte del suo impegno, ben ventinove anni, a servizio della Caritas Bangladesh, di cui è stato direttore esecutivo per undici anni. D’Rozario si è ritrovato ad affrontare le emergenze umanitarie che hanno caratterizzato il territorio di uno Stato tra i più poveri dell’Asia: da cicloni e inondazioni legate al cambiamento climatico fino all’assistenza ai rifugiati rohingya, giunti dal Myanmar. Ha vissuto nel suo paese di origine anni segnati da gravi violazioni dei diritti umani su donne, bambini e anziani o da attacchi a scuole, istituzioni, moschee, chiese, in un clima di intolleranza che ha destato allarme nella comunità internazionale. In questo scenario conflittuale, l’opera della Caritas è sempre andata avanti, a tratti in sordina, senza mai rinunciare a quelle opere sociali (ospedali, orfanotrofi, case d’accoglienza per poveri e rifugiati) frutto dell’impegno della comunità cattolica bengalese.

«La nostra Chiesa — ricorda — non ha mai smesso di combattere il fenomeno dei bambini delle baraccopoli bengalesi, costretti a lavorare 64 ore alla settimana nelle fabbriche tessili di grandi marche internazionali». D’Rozario si prepara a trasferire il medesimo spirito al lavoro in Caritas Asia, sempre riconducendo all’Altissimo il compito a lui affidato: «Questa è per me una chiamata di Dio. Cercherò di seguire con umiltà e fedeltà quello che credo sia il piano di Dio per la mia vita», afferma condividendo sentimenti di gioia e commozione.

di Paolo Affatato

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20 agosto 2019

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