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L’amore
ai tempi del gulag

· Orrore e bellezza in «Compito per domani» dello scrittore Nicolae Dabija ·

Poiana è un piccolo villaggio della Romania, i cui abitanti coltivano la terra e, con essa, un’infinità di tradizioni millenarie che accompagnano il ritmo del lavoro nei campi di grano. Mihai Ulmu è il giovane professore di letteratura della scuola superiore del paese. Si è appena laureato e, consapevole dei pochi anni che lo separano dai suoi studenti, asseconda la sua naturale riservatezza mantenendo una certa distanza dai suoi allievi, che lo rispettano e lo amano.

Mihai ha dedicato l’anno scolastico allo studio del poeta rumeno suo omonimo Mihai Eminescu trattando tematiche di letteratura che toccassero la sensibilità di quei giovani pronti a sperimentare con la loro vita le convinzioni nate tra i banchi di scuola. L’incredibile e crudele calvario di Mihai comincia un mattino come tanti, uno degli ultimi giorni di scuola prima degli esami di maturità: i ragazzi, hanno chiesto di parlare d’amore e il loro insegnante, ascoltandoli, stupito e commosso, ha riconosciuto finalmente in loro uomini e donne pronti a spiccare il volo.

Durante la lezione, il 28 giugno 1940 fa irruzione un commissario dell’esercito che porta via Mihai con l’accusa di essere nemico del popolo sovietico. È l’inizio dell’inferno: una giustizia kafkiana che vorrebbe indurre Mihai alla confessione di un qualche crimine ai danni dello Stato, la deportazione, il lavoro forzato, il freddo e i tentativi continui di annientare la dignità dell’uomo. Ma Mihai non è solo. Una sua allieva, Maria, segretamente innamorata di lui, ha preso volontariamente il treno per raggiungere l’uomo che ama e confessargli i suoi sentimenti.

Il romanzo di Nicolae Dabija, Compito per domani (Perugia, Graphe.it, 2018, pagine 396, euro 14,90), che fin dalle prime pagine si fa apprezzare per la poesia e la forza evocativa delle immagini, raggiunge il suo culmine nella narrazione della storia d’amore di Maria e del suo insegnante.

Maria è la migliore studentessa del liceo di Poiana, ogni mattina, prima di andare a scuola va nei campi di grano con la sua famiglia, unendosi ai canti che accompagnano i colpi di falce. È una ragazza forte e determinata, che si è decisa a mettersi in cerca del suo grande amore. Arriva ai confini del mondo, negli spazi sconfinati della Siberia, fino a Zyrjanka, dove è tenuto prigioniero Ulmu. L’amore tra i due assume contorni a dir poco fiabeschi, la taiga è il locus amoenus testimone e spettatore dell’unione di due giovani tenuti in vita solo dalla forza dell’amore. Quella natura che tante volte è inclemente con i prigionieri, soprattutto quando tentano la fuga disperata, sembra mostrare loro solo il suo lato più bello. Il lirismo quasi portato all’eccesso, concretizzato in situazioni irreali, in coincidenze improbabili, fa da contraltare alla realtà disumana e crudele del gulag.

Lì i soldati non si accontentano di annientare fisicamente i detenuti, vogliono schiacciare la loro anima, calpestare la loro dignità, costringerli a dimenticare il loro nome, come accade a uno dei detenuti, che impazzisce perché non ricorda più chi sia.

A Zyrjanka–1, dove è rinchiuso Mihai e a Zyrjanka–6, dove si trova Maria, uomini e donne combattono quotidianamente per conservare la loro dignità, ognuno nel suo cantuccio, rifugiandosi nel quale ritrovano se stessi, riconoscono chi erano prima dell’orrore, coltivano un briciolo di umanità e compassione per i propri compagni. Tra i detenuti compagni di Mihai ci sono intellettuali, poeti e filosofi, tra essi il poeta Osip Mandel’štam, saggio compagno di prigionia del protagonista e che non è riuscito, in vita, a sopravvivere all’orrore del lager. Sua una delle più dure lezioni: per sopravvivere non bisogna mai perdere la disperazione, ultimo segno di vita prima del nulla.

Maria è un personaggio fiabesco a cui sembra naturale che non debba accadere nulla: senza indugio parte alla ricerca di Mihai, senza paura tenta di salvarlo, con purezza gli si dona, chiedendo in cambio un amore altrettanto puro e semplice. Maria sorride nel gulag, davanti a punizioni sempre più crudeli e a un odio sempre maggiore, e canta e vive grazie all’amore. Muri, recinzioni, cani da guardia, nulla possono contro questa forza capace di realizzare l’impossibile. E i miracoli avvengono. Dopo tredici anni Mihai, alla morte di Stalin, torna in libertà e ha una missione da compiere: ritrovare il frutto di quell’amore, raccontargli la storia d’amore da favola che lo ha messo al mondo, rivelargli chi è e da dove viene. Solo dopo, potrà fare ritorno alla sua Poiana dove, dal giorno del suo arresto, lo aspettano i suoi studenti. Ora sì, divenuti uomini e donne, hanno compreso il senso dell’ultimo compito assegnato loro dal professore prima dell’arresto: «Vivere da uomini è un’arte oppure un destino?». Hanno seguito le loro strade, hanno sofferto, ma sono rimasti fedeli a se stessi e, tutti, hanno conservato nel cuore gli insegnamenti del loro maestro. Il romanzo di Nicolae Dabija è romanzo crudo e poetico, dove convivono orrore e bellezza, un inno alla vita e alla straordinaria potenza dell’amore.

di Angela Mattei

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25 agosto 2019

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