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​L’amico
di sant’Agostino

· ​Trent’anni fa moriva padre Trapè ·

Trent’anni fa, nella tarda serata del 14 giugno del 1987, padre Agostino Trapè concludeva serenamente la sua feconda giornata terrena in una stanza di rianimazione dell’ospedale di Santo Spirito a Roma, a seguito di un male inguaribile. La sua nascita, il 9 gennaio 1915 a Montegiorgio (Ascoli Piceno) fu dovuta a una coraggiosa decisione dei suoi genitori, Federico e Maria Fortunati. Lo stesso Trapè ha lasciato scritto nelle sue memorie: «Tu, o Signore, hai difeso la mia vita, che mi avevi dato, fin dal seno materno, quando uomini dimentichi della tua legge avevano deciso di sopprimerla, dicevano, per salvare quella pericolante di mia madre». Dopo di lui la madre ebbe altri quattro figli e morì all’età di 84 anni.

Al battesimo gli venne imposto il nome di Dante, che alla professione dei voti religiosi nell’ordine agostiniano, emessa il 13 ottobre 1931, fu cambiato in quello di Agostino. Fu nell’anno del noviziato, amava ripetere, che imparò a conoscere e ad amare la Regola del santo africano. A coronamento degli studi ecclesiastici nel 1938 si laureò col massimo dei voti in teologia dogmatica alla Pontificia università gregoriana con una tesi sul tema «Il concorso divino nel pensiero di Egidio Romano». L’anno precedente, il 25 luglio, era stato ordinato sacerdote.
La sua vita fu dedicata all’apostolato dell’insegnamento e dello studio. «Chi possiede la virtù della studiositas comprende chiaramente che le fatiche dello studio sono un mezzo di purificazione, un nutrimento della pietà, un campo di apostolato» soleva dire. Alla passione per lo studio univa un amore ardente verso Agostino, suo ispiratore e padre, che, a lungo andare contagiava i suoi uditori per il modo entusiastico con cui ne parlava. Così lo ricorda Giovanni Battista Dadda: «Ho avuto la fortuna di conoscerlo come docente di filosofia all’università del Laterano, dove ho potuto constatare il fascino che esercitava sui giovani, l’entusiasmo coinvolgente con cui esponeva la materia di studio, il respiro culturale che aveva, l’appassionato amore alla verità, la fedeltà profonda all’insegnamento della Chiesa».

di Gioele Schiavella

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26 febbraio 2020

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