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​L’America si ferma

· ​Cerimonie per ricordare le migliaia di vittime dell’11 settembre 2001 ·

Obama invita a non cedere alla paura del terrorismo

Il cielo sopra Manhattan è terso e luminoso proprio come quella mattina dell’11 settembre di quindici anni fa. E il silenzio cala a Ground Zero quando la campanella suona per ricordare l’impatto del primo aereo contro la torre nord del World Trade Center. 

Obama al Pentagono osserva un minuto di silenzio (Ap)

Sono le 8 e 46. L’intera America si ferma per piangere ancora una volta i quasi tremila morti di quella tragedia, quelli rimasti sepolti sotto le macerie delle Twin Towers. Nel corso della cerimonia vengono letti i nomi di tutte le vittime. Al Pentagono, che l’11 settembre del 2001 fu a sua volta colpito da un aereo dirottato da Al Qaeda, si svolge un’altra cerimonia. «Non le dimenticheremo mai» ha dichiarato il presidente Barack Obama, nemmeno quelle del quarto aereo che doveva colpire il Congresso e invece precipitò in un campo della Pennsylvania. Il presidente ha parlato di sicurezza e terrorismo: nelle sue parole riecheggiano inevitabilmente i temi che stanno animando la campagna elettorale per le presidenziali. «Non dobbiamo difendere solo il nostro Paese, ma anche i nostri ideali, i nostri valori» ha detto il capo della Casa Bianca. «Gli americani non devono cedere alla paura: sappiamo che la nostra diversità, la nostra variegata eredità non è una debolezza, ma la nostra più grande forza». E a quindici anni dagli attentati è ormai tempo di bilanci. La conclusione della gran parte degli osservatori e degli esperti è in realtà sotto gli occhi di tutti: oggi gli Stati Uniti sono certamente più sicuri, anche se restano impegnati militarmente in molti Paesi. L’Europa deve invece far fronte alla crescente minaccia jihadista in casa propria.

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