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L'America dei disoccupati  attende la ripresa

· Ma il presidente della Fed assicura che la crisi è ormai alle spalle ·

«La disoccupazione negli Stati Uniti è un problema enorme». Non usa giri di parole Barack Obama per spiegare ai suoi concittadini la gravità dei risvolti sociali assunti dalla crisi economica. In un’intervista trasmessa dalla Cbs, ieri, il presidente ha ribadito la necessità di fare tutto il possibile per imprimere all'economia una svolta radicale. «Dobbiamo crescere più velocemente di quanto stiamo facendo — ha detto Obama — dobbiamo affrontare una disoccupazione a lungo termine».

Alle prese con una forte crisi di popolarità, l'inquilino della Casa Bianca deve spiegare agli americani i dati che continuano a descrive un Paese in profonda difficoltà, con una crescita economica che nel secondo quadrimestre è rallentata al 2,4 per cento e una disoccupazione al 9,5 per cento. Obama chiede agli americani di avere pazienza e fiducia. «Abbiamo dovuto affrontare una crisi straordinaria che ci ha fatto precipitare in un profondo baratro, ci vorrà più tempo per uscirne», ha spiegato il presidente ai microfoni della Cbs. E la gente? «la gente ha tutto il diritto di essere spaventata, arrabbiata e frustrata».

Ma la situazione è davvero tanto difficile? Quali sono le prospettive di crescita dell'economia? Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, è cauto e mette in guardia: la strada per una piena ripresa economica americana è ancora lunga. I freni alla crescita persistono e sono legati soprattutto alla disoccupazione, che fa sentire i suoi effetti sulla fiducia e sui consumi. Intervenendo al meeting annuale del Southern Legislative Conference of the Council of State Governments a Charleston (South Carolina), Ben Bernanke ha ribadito che la crisi finanziaria è ormai alle spalle, con l’economia che si è stabilizzata, e tuttavia «molte sfide restano da affrontare: a ogni livello di Governo è essenziale gestire i problemi di bilancio per assicurare la resistenza e la dinamicità».

A confermare il rallentamento americano, in attesa dei dati sul mercato del lavoro che arriveranno venerdì, è anche l’andamento dell’attività manifatturiera: a luglio l’indice Ism è sceso a 55,5 dal 56,2 di giugno. Si tratta del terzo mese consecutivo di rallentamento e del risultato peggiore da dicembre. La spesa edilizia, invece, è salita dello 0,1 per cento in giugno, al di sopra delle attese degli analisti. I dati arrivano, mentre si fa sempre più acceso il dibattito sulla possibilità di una nuova recessione americana, dovuta in parte anche agli eventi oltreoceano. Oltre alla crisi del debito europea, indicazioni negative arrivano anche dalla seconda economia mondiale. Lo scorso mese l’indice dei direttori acquisti, che misura l’andamento del settore manifatturiero, è risultato pari a 49,4, scendendo per la prima volta in sedici mesi sotto quota cinquanta punti, soglia che separa l’espansione dalla contrazione. Un calo — scrive il «Financial Times» — che riflette gli sforzi dell'Amministrazione per frenare la speculazione immobiliare attraverso una stretta sul credito e che trova eco in altre importanti economie asiatiche, a conferma del rallentamento della crescita globale nel secondo semestre dell’anno.

Gli Stati Uniti — ha sottolineato Bernanke — «hanno sperimentato una profonda recessione innescata dalla più dura crisi finanziaria dalla Grande Depressione; ora la crisi sembra essere alle spalle e l’economia stabilizzarsi e tornare a crescere». Ma la strada per raggiungere una piena ripresa è ancora lunga, «con molti americani alle prese con la disoccupazione, i pignoramenti e i risparmi persi». La recessione ha messo a dura prova i bilanci dei Governi statali e locali, ha spiegato Bernanke, e questo è uno degli aspetti che rallentano di più la ripresa. «Con condizioni economiche ancora lontane dalla normalità, i bilanci statali rimarranno probabilmente sotto stress ancora per un determinato periodo, lasciando i governatori e i legislatori alla ricerca di un bilancio fra il cercare di mantenere i servizi essenziali e, allo stesso tempo, rispettare gli obblighi di bilancio».

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