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L’Amazzonia
deve essere protetta

· Allarme del segretario generale delle Nazioni Unite ·

«Sono profondamente preoccupato per gli incendi nella foresta pluviale amazzonica». A rilanciare con forza l’allarme per i roghi che stanno distruggendo il polmone del mondo al ritmo di tre campi da calcio al minuto è stato ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Sul suo account twitter, Guterres ha sottolineato che «non possiamo permetterci ulteriori danni a un’importante fonte di ossigeno e biodiversità», lasciando intendere come la foresta amazzonica sia un ecosistema vitale per l’intero pianeta. In conclusione l’appello: «L’Amazzonia deve essere protetta».

Sempre ieri a New York, nel corso di un incontro con i giornalisti, Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale Onu, ha dichiarato che le Nazioni Unite stanno ponendo grande attenzione «al danno immediato che stanno causando gli incendi» e in generale mirano alla difesa delle foreste — non solo dell’Amazzonia, ma anche del Congo e dell’Indonesia — in quanto «fondamentali nella nostra lotta contro i cambiamenti climatici», concludendo che «il benessere di tutte queste enormi foreste è fondamentale per l’umanità».

Secondo le agenzie di stampa locali, le fiamme avrebbero avuto origine nello stato brasiliano di Rondônia e starebbero divampando da almeno due settimane. Lo stato più colpito, al momento, resta quello del Mato Grosso, con più di 13.000 incendi. Dalle foto satellitari i roghi stanno interessando anche altri paesi latinoamericani, in particolare la Bolivia e il Perú. I dati del “Burn Program” dell’Istituto nazionale della ricerca spaziale (Inpe) — organismo statale brasiliano responsabile del monitoraggio dei livelli di deforestazione — evidenziano al 21 agosto in Brasile ben 75.336 diversi incendi, con un aumento superiore all’80 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno 2018. L’Istituto ha registrato circa 2.500 nuovi incendi nell’arco delle ultime 48 ore in tutto il Brasile, paese in cui si estende il 65 per cento della foresta pluviale.

I segnali di pericolo e apprensione sulla foresta amazzonica evidenziati dalle Nazioni Unite avevano fatto seguito al botta e risposta, avvenuto a colpi di tweet, tra il presidente francese Emmanuel Macron e quello brasiliano Jair Bolsonaro.

«La nostra casa brucia. Letteralmente. L’Amazzonia, il polmone del nostro pianeta che produce il 20 per cento del nostro ossigeno sta bruciando», così Macron aveva twittato ieri, chiedendo ai membri del g7 di iscrivere quella che ritiene una «crisi internazionale» all’agenda dei lavori del vertice.

«Mi dispiace che il presidente Macron cerchi di strumentalizzare una questione interna del Brasile e di altri paesi dell’Amazzonia per un guadagno politico personale. Il tono sensazionalista con cui si riferisce all’Amazzonia non contribuisce per nulla a risolvere il problema», ha replicato Bolsonaro. Il presidente brasiliano poi, accusando l’omologo francese di aver usato foto relative a incendi del passato, ha parlato di «mentalità colonialista» da parte della Francia che vuole discutere le questioni amazzoniche al g7 senza la presenza dei Paesi della regione.

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24 gennaio 2020

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