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L’Amazzonia che brucia
emergenza mondiale

· La Francia annuncia che non firmerà l’accordo tra Ue e Mercosur ·

Alla vigilia del G7 di Biarritz il presidente francese Emmanuel Macron ha portato alla ribalta la drammatica situazione in Amazzonia. «La nostra casa brucia. Letteralmente» aveva twittato e ieri, come risposta a quella che ha definito una vera e propria «crisi ambientale internazionale», ha annunciato che non voterà la ratifica dell’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur (di cui il Brasile è presidente di turno) raggiunto nello scorso mese di giugno .

La foresta devastata nello stato di Rondônia (Ap)

«Bolsonaro ha deciso di non rispettare i suoi impegni sul clima o di impegnarsi per la biodiversità come promesso al vertice del G20 di Osaka», ha dichiarato ieri l’Eliseo in una nota, concludendo che, per questo motivo, «la Francia si oppone all’accordo del Mercosur così com’è». Già al raggiungimento dell’accordo a giugno, Parigi, insieme all’Irlanda, aveva espresso forti perplessità. Anche il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, ieri ha avvertito che il suo paese si opporrà alla ratifica del trattato di libero scambio tra l’Unione europea e il Mercosur qualora il Brasile non rispettasse i suoi «impegni ambientali» nel contrastare la distruzione della foresta amazzonica da violenti incendi. L’approvazione a questo punto non sembrerebbe dunque più cosa sicura, anche se per Bruxelles l’accordo con il Mercosur va difeso perché offre «un modo per spingere il Brasile e altri a rispettare gli impegni presi insieme nell’accordo di Parigi e a lavorare insieme su altre questioni ambientali».

Lo scontro tra il presidente francese e il suo omologo brasiliano era cominciato giovedì con un tweet in cui Macron invitava i partecipanti al G7 di Biarritz a mettere l’emergenza Amazzonia, definita una vera e propria «crisi ambientale internazionale», al centro dei colloqui. Aveva successivamente ricevuto il placet della cancelliera tedesca Angela Merkel e del primo ministro canadese Justin Trudeau. «La foresta pluviale amazzonica deve fare parte dell’ordine del giorno. In questo il presidente francese ha la cancelliera totalmente dalla sua parte», ha detto il portavoce del governo federale tedesco Steffen Seibert. È dunque certo a questo punto che a Biarritz l’emergenza degli incendi in Amazzonia troverà ampio spazio nel tentativo, promosso dalla Francia, di mettere a punto una dichiarazione sulla quale trovare un’intesa.

Il presidente brasiliano aveva prontamente ribattuto parlando di «una mentalità colonialista» da parte di Macron, accusandolo di voler affrontare il problema senza la partecipazione dei paesi della regione coinvolti nell’emergenza. Gli aveva fatto eco il ministro della Casa Civile, Onyx Lorenzoni, secondo cui il presidente francese «può parlare dell’Amazzonia della Guyana Francese, ma non di quella del Brasile. Bolsonaro non intende rinunciare alla sovranità». Per fronteggiare l’emergenza incendi il presidente del Brasile ha firmato un decreto che autorizza per i prossimi trenta giorni l’uso delle forze armate. Secondo il provvedimento, spetterà al ministro della Difesa, Fernando Azevedo, coordinare l’operazione. Intanto in quasi 20 giorni sono bruciati milioni di ettari della foresta pluviale che si trova in Brasile per le migliaia di incendi scoppiati negli stati di Rondônia, Amazonas, Pará e Mato Grosso. Le fiamme stanno riducendo in cenere la più vasta foresta tropicale al mondo, già fortemente colpita dalla deforestazione. Il più grande polmone del mondo è il principale deposito di anidride carbonica del pianeta. La sua distruzione provocherebbe, oltre alla perdita di ecosistemi unici e irripetibili, fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo, il rilascio di grandi quantità di gas a effetto serra nell’atmosfera, accelerando ulteriormente i cambiamenti climatici.

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