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L’altra Matilde

· La granduchessa di Canossa tra storia e leggenda ·

A novecento anni dalla morte di Matilde di Canossa viene pubblicato il volume L’ancella di san Pietro. Matilde di Canossa e la Chiesa (Milano, Jaca Book, 2015, pagine 288, euro 22) di Paolo Golinelli, professore di Storia medievale all’università di Verona e tra i massimi esperti di studi matildici a livello internazionale.

Un’immagine tratta dal film di animazione  «Matilde, una donna oltre il suo tempo» (2015)  di Pasquale Celano e Monica Fornaciari

Nel libro, frutto della revisione e dell’aggiornamento di articoli apparsi su riviste scientifiche e di interventi a convegni in Italia e all’estero, Golinelli si confronta con una delle protagoniste della storia italiana dell’ultimo quarto del XI secolo per ricostruirne in modo attento e documentato le vicende personali, il rapporto con il papato, con l’impero e con le chiese e i monasteri dei territori posti sotto la sua signoria.

L’intento dell’autore è offrire una lettura demitizzante della figura di Matilde attraverso la sua contestualizzazione storica e lo smascheramento di alcuni luoghi comuni ormai consolidati anche a livello storiografico. Ne risulta il ritratto di una donna fedelmente devota alla Chiesa persino nelle circostanze più difficili, come dopo la maternità infelice e il fallimento del primo matrimonio.

Con Gregorio VII Matilde seppe stringere un legame umano, religioso e politico al tempo stesso, i cui tratti fondamentali emergono dalle lettere che questi le inviò e dai numerosi riferimenti alla contessa presenti nell’epistolario papale. Se è vero che Matilde sfruttò la relazione privilegiata con il papato per consolidare il proprio potere, è altrettanto indubitabile che fu tre le principali e sincere sostenitrici degli ideali della riforma gregoriana. Fu proprio il Papa a definirla Ancilla sancti Petri ed è questo secondo Golinelli «l’attributo che più le si confà, e che ella gradì maggiormente».

Matilde non fu dunque la virago di cui parlano le fonti a lei contemporanee, ma una donna di estrazione nobiliare pienamente inserita nella società del suo tempo. Avviata fin da bambina alla conoscenza delle lingue, fu amante dei libri e della musica; in un mondo dominato dagli uomini, fu amica di donne potenti come Adelaide di Susa e le due mogli di Enrico IV, Berta e Prassede.

Tra i principali luoghi comuni legati a Matilde vi è, secondo Golinelli, l’eccessiva importanza attribuita dalla storiografia all’incontro di Canossa tra il Papa e l’imperatore, che già nel 1904 Gioacchino Volpe definiva un «comodo arnese di guerra per tanti fantasiosi scrittori della storia medievale». Ancora in anni recenti, la ricerca storica ha parlato di quel celebre incontro come di uno sconvolgimento del mondo — come recita il titolo di una mostra organizzata a Paderborn nel 2006 — o come dell’inizio dell’epoca del disincanto e quindi della modernità, per riprendere la tesi sostenuta da Stefan Weinfurter in un saggio recentemente tradotto in Italia.

Dal canto suo, Golinelli sostiene che Canossa non coincise con una rivoluzione nei rapporti tra il papato e l’impero, ma fu solo la penitenza pubblica di un peccatore pubblico, quale era l’imperatore Enrico iv, che chiedeva di essere assolto dal Papa secondo le regole allora in uso.

di Giovanni Cerro

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20 ottobre 2019

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