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L'allarme sui debiti sovrani  fa tremare l'Eurozona

· A Bruxelles la riunione dei ministri finanziari dell'Ue ·

L’allarme sui debiti sovrani fa tremare l’Eurozona. Di fronte al precipitare della situazione di Irlanda e Portogallo, la Commissione europea cerca di sdrammatizzare sulla sempre più probabile richiesta di aiuto da parte di Dublino e Lisbona, ma ammette: «È chiaro che le tensioni sui mercati ci sono e che la situazione è seria». Forse — si vocifera nei corridoi comunitari — è la più drammatica da quando è nato l’euro. Ufficialmente non c’è ancora alcuna richiesta di assistenza finanziaria giunta a Lussemburgo, dove ha sede il Fondo salva Stati messo in piedi nel maggio scorso dalla Ue, con una dote di oltre 700 miliardi di euro. E con la possibilità di un intervento anche da parte dell’Fmi. Ieri il premier irlandese irlandese, Brian Cowen, ha ribadito che Dublino non ha avanzato nessuna richiesta di aiuti. Cowen ha poi affermato che sono in corso discussioni con i partner comunitari sul rafforzamento della stabilità finanziaria e bancaria europea e che l’attuale turbolenza dei mercati, se diventasse la norma, creerebbe molti problemi.

Ma, sei mesi dopo il prestito concesso ad Atene, l’attivazione del meccanismo di salvataggio è oramai scontata per molti osservatori; e per alcuni potrebbe arrivare anche questa sera nel corso del vertice dell’Eurogruppo in programma a Bruxelles. «Siamo pronti a intervenire, se ci verrà chiesto e se si renderà necessario», ha sottolineato il portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ribadendo come nessuna richiesta è stata ancora avanzata, ma ricordando come ci sono a disposizione gli strumenti adeguati per fornire assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà e per garantire la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso.

Tutta l’attenzione è dunque puntata su quello che oggi diranno all’Eurogruppo il ministro delle Finanze irlandese, Brian Lenihan e il collega portoghese, Fernando Teixeira Dos Santos (che ha ammesso la possibilità di un ricorso di Lisbona all’assistenza finanziaria d’emergenza). Ma le preoccupazioni dei ministri finanziari della zona euro vanno al di là del rischio default di Irlanda e Portogallo. Si teme che la febbre possa diffondersi nel resto dell’area della moneta unica, contagiando gli altri Paesi in questo momento più fragili, come la Spagna e di nuovo la Grecia. Proprio Atene potrebbe finire nuovamente nell’occhio del ciclone visto il deterioramento dei suoi conti pubblici, più grave del previsto. Con Eurostat che per il 2009 ha rivisto al rialzo sia il deficit, schizzato al 15,4 per cento, sia il debito pubblico, che al 126,8 per cento è ora il più elevato d’Europa. Senza contare un Pil che mostra ancora una profonda recessione.

Ieri il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sottolineato la necessità di una nuova cultura della stabilità per evitare crisi come quella che ha già colpito la Grecia: perché — ha detto — se fallisce l’euro, fallisce l’Europa.

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