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​L’allarme dal minareto
ha salvato i cristiani

· Sventato dall’intervento di un imam un attentato a una chiesa del Cairo ·

«C’è un cambiamento in Egitto. Una mentalità nuova sta per nascere e dobbiamo essere tutti fiduciosi. Quello che ha fatto l’imam Saad Askar è stato un grande gesto. Dobbiamo credere e proseguire nel nostro cammino avendo sempre fiducia in Dio»: è quanto ha dichiarato al nostro giornale monsignor Ibrahim Isaac Sedrak, vescovo di Alessandria dei Copti, in merito alla notizia dell’allarme lanciato, da un microfono, dall’imam Askar che nei giorni scorsi ha scongiurato con il proprio intervento un attentato contro la chiesa copta della Vergine Maria di Nasr. L’allarme lanciato dal leader musulmano ha portato all’intervento di una squadra di artificieri, che ha disinnescato due dei tre ordigni. L’ultimo, purtroppo, è esploso, uccidendo sul colpo uno dei poliziotti. 

«Quello che sta accadendo in questo periodo in Egitto — ha ricordato il vescovo di Alessandria dei Copti — ha qualcosa di incredibile e di estremamente positivo. È la prima volta, infatti, che un imam fosse presente all’inaugurazione della chiesa dedicata alla Natività di Gesù. Io ero presente all’inaugurazione e ho percepito che qualcosa sta cambiando in Egitto. Questo cambiamento, dobbiamo ammetterlo, è stato avviato dal presidente Abdel Fattah al-Sisi. Infatti, l’inaugurazione della chiesa più grande del Medio oriente è un chiaro segnale di apertura e di distensione. Anche il patriarca Tawadros II sta compiendo enormi sforzi per cercare di instaurare questo cammino comune di dialogo». Monsignor Sedrak è fermamente convinto che questo percorso coinvolgerà col tempo l’intera comunità egiziana. «Già adesso, tanti musulmani colti e istruiti hanno iniziato questo percorso che porta al dialogo e alla comprensione fra le due religioni». Il vescovo, inoltre, ricorda gli anni bui che hanno caratterizzato il paese. «Abbiamo passato un periodo contrassegnato da una mentalità intrisa di odio e fondamentalista, che ha avuto un solo obiettivo, quello di non far crescere l’Egitto. A mio avviso — prosegue il presule — gli attentati non hanno una matrice religiosa, non c’è uno scontro fra musulmani e cristiani, ma si vuole rallentare il processo di modernizzazione. E questo, le nuove generazioni lo hanno capito. Infatti, molti giovani rifiutano quella mentalità che porta all’odio e alla separazione. Il nostro compito è quello di cercare in tutti i modi e con tutti gli sforzi possibili di giungere a una società dove musulmani e cristiani convivano pacificamente».

di Francesco Ricupero

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15 settembre 2019

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