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L’alfabeto di Dio

· Il Vangelo di domenica 7 aprile, V di Quaresima ·

Nella Bibbia solo Dio scrive col dito. Lo fece su tavole di pietra, vergando la Legge consegnata a Mosè (Esodo 31,18), e sull’intonaco del palazzo del superbo re Baldassàr, annunciandogli la rovina imminente (Daniele 5,5). Il Vangelo di Domenica racconta che Gesù scrive sulla terra, col dito, dopo aver sentito le accuse rivolte ad una donna adultera (Giovanni 8,6.8). Il lettore è avvertito: è Dio che sta scrivendo! Cosa avrà scritto? Forse avrà scribacchiato sulla terra la Legge mosaica in forza della quale scribi e farisei condannavano a morte la donna infedele? Forse redigeva una minaccia simile a quella indirizzata all’arrogante re babilonese? Effettivamente, i presenti uno ad uno se ne vanno intimoriti. Ignoriamo cosa scrisse. Sappiamo però che scrisse sulla terra e il dettaglio apparve così importante al vangelista da notarlo due volte.

Sembra che, nella scena evangelica, la terra non sia solo il supporto dello scritto, ma il testo stesso che Dio intende mettere “nero su bianco” in modo definitivo, come un trattato, una petizione, un contratto, una lettera d’amore. La terra è in effetti l’unico alfabeto col quale il Creatore, fin dal principio, ha composto sia il mondo sia Adamo, “il plasmato con la terra”. Tutti i figli e le figlie di Adamo sono terra, originariamente legati da un’unica sostanza che li apparenta e li affratella, ben prima di ogni loro affetto, pensiero o decisione. Sono fratelli e sorelle prima di desiderarlo o di prenderne atto. Forse era proprio quanto il Signore intendeva ricordare agli scribi e ai farisei, scrivendo sulla terra: se si applica il pur giusto comando dato a Mosè, prescindendo dalla fraternità realizzata, protetta e annunciata dalla terra, si rischia di travisare la stessa Legge mosaica (ed ogni legge), trasformandola da necessaria, vigile custode dei legami in pretesto di estraneità e separazione.

di Giovanni Cesare Pagazzi

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19 settembre 2019

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