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L’Africa
scommette su se stessa

· Avviata la fase operativa della creazione di una zona di libero scambio fra 54 Paesi ·

 È ufficialmente iniziata la fase operativa della costituzione della più grande area di libero scambio al mondo. Tutti i Paesi africani — eccetto l’Eritrea — hanno concordato ieri in un vertice a Niamey (capitale del Niger) la progressiva sparizione dei dazi doganali. Nel corso del summit, il presidente di turno dell’Unione africana e capo di Stato egiziano, Abdel-Fattah al-Sisi, ha affermato che la zona di libero commercio del continente africano diventerà una delle più importanti al mondo, rimarcando che «tutti i paesi dell’Ua devono rafforzare il dialogo per salvaguardare la complementarità delle loro economie e istituire un ambiente migliore per gli investimenti».

Una giornata, quella di ieri in Niger, che gli analisti economici non hanno esitato a definire «storica» per l’intero continente africano. L’accordo generale, negoziato negli ultimi due anni, è stato firmato da 54 Paesi africani su 55. Dopo le necessarie ratifiche dell’accordo, arrivate nelle scorse settimane, a Niamey — dove erano presenti anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e il direttore dell’Organizzazione mondiale del commercio, Roberto Azevêdo — è stata appunto lanciata la cosiddetta “fase operativa”: ossia l’avvio di un’area commerciale destinata a creare un mercato unificato per 1,3 miliardi di persone e favorire così lo sviluppo economico. Un’intesa vista con grande interesse dai partner commerciali del continente, Cina ed Unione europea in testa. L’accelerazione decisiva è arrivata grazie alla Nigeria, il Paese africano più popoloso nonché la più grande economia del continente, che nei giorni scorsi aveva annunciato che avrebbe sottoscritto il patto: una svolta importante, maturata con fatica dopo oltre un anno di aspre consultazioni interne. Molte realtà nigeriane, inclusi i sindacati, temevano infatti che una maggiore integrazione avrebbe portato a una concorrenza sleale con i Paesi più poveri. Invece, il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, nel suo intervento al vertice di Niamey, ha assicurato che «ci saranno grosse opportunità per tutti».

Il primo passo dell’accordo (denominato Afcfta, African Continental Free Trade Area) sarà una riduzione delle tariffe per le merci provenienti dai Paesi firmatari, anche se i tempi non sono stati ancora definiti. Al momento, l’interscambio interno in Africa è di appena il 16 per cento tra beni e servizi, rispetto al 65 per cento con i Paesi europei, proprio a causa della “giungla tariffaria”. Con un’area di libero scambio, invece, l’Unione africana stima che ci sarà un aumento dell’interscambio interno entro il 2022, e potenzialmente si svilupperà la più grande area di libero scambio del mondo, con 54 Paesi coinvolti. Ad esclusione, per il momento, dell’Eritrea, che non aveva partecipato ai negoziati nella loro fase iniziale a causa del sanguinoso conflitto con l’Etiopia. Ma adesso che i due Paesi hanno siglato la pace, il Governo di Asmara ha chiesto all’Unione africana di avviare un negoziato per l’adesione.

L’Africa ha già diverse aree commerciali regionali più piccole ma per arrivare a un’effettiva area continentale di libero scambio ci sarà molto da fare: oltre alla restrizioni alle frontiere, che via via dovrebbero essere eliminate, bisognerà superare lo scoglio della mancanza di infrastrutture. E poi c’è il tema della sicurezza, considerando la crescente minaccia jihadista nel Sahel. Su questo fronte, ad esempio, Ciad, Burkina Faso, Mali, Mauritania e Niger hanno sollecitato i partner dell’Ua a premere sull’Onu per fornire maggiore supporto alla lotta contro il terrorismo e l’estremismo.

Pur essendo il protagonista assoluto dell’incontro, il neonato accordo di libero scambio non è stato l’unico tema in agenda per l’Unione africana in Niger.

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