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L’Africa condanna il dittatore

· Per la prima volta l’Ua gestisce il processo a un ex capo di Stato del continente ·

Colpevole di crimini contro l’umanità, torture, schiavismo sessuale, stupri di massa, omicidi. Hissène Habré, dittatore del Ciad dal 1982 al 1990, è stato condannato all’ergastolo da un tribunale costituito a Dakar, in Senegal, sotto l’egida dell’Unione africana. È la prima volta che un politico di alto rango viene giudicato da giudici tutti africani e che il processo si svolge in un Paese del continente nero, invece che a L’Aja presso il Tribunale penale internazionale, Tpi.

Il processo è iniziato il 20 luglio 2015. Ora la Camera straordinaria africana, istituita nel 2012 dall’Ua nell’ambito del sistema giudiziario del Senegal, ha emesso la sua condanna.

I fatti emersi sono raccapriccianti. Almeno 40.000 morti sulla coscienza, a partire dal 1982, anno in cui Habré rovesciò con un colpo di Stato l’allora presidente Goukouni Oueddei. Una agghiacciante sequenza di atrocità sono state raccontate, nei sette mesi di udienze, da luglio dell’anno scorso a febbraio, dalle decine di testimoni, di sopravvissuti alle torture, che hanno accusato Habré. Il giudice, Gberao Gustave Kam, ha quindi stabilito che è stato Habré a dare gli ordini per imprigionamenti, torture, omicidi, sparizioni di massa, oltre ad averne commessi in prima persona. Il giudice ha scritto nero su bianco, nella sentenza per il carcere a vita, che l’evidenza ha mostrato che Habré è stato direttamente responsabile dei reati contestati. Anche degli stupri di massa. Habré è scappato dal Ciad in Senegal nel 1990, dando per scontata l’immunità. Nel 2005 un tribunale belga ha emesso un mandato di cattura internazionale. Da allora sono passati sette anni fino alla disposizione data dal Tribunale de L’Aja di iniziare il processo in Senegal, pena l’estradizione in Olanda. Nel 2013 è stato arrestato.

I legali di Habré avranno adesso 15 giorni di tempo per appellare un verdetto che sembra difficile da ribaltare. Habré da parte sua non ha mai riconosciuto come legittimo neanche il processo.

È allo studio anche un risarcimento per le vittime che hanno testimoniato durante il processo, ma anche per coloro che sono stati danneggiati dalle violenze commesse da Habré e dalla polizia segreta, denominata Documentation and Security Directorate, che ha bagnato di sangue il Ciad dal 1982 al 1990. Durante il dibattimento, il dittatore africano non ha mai risposto alle domande dei giudici e, tramite i suoi avvocati, ha negato le accuse mossegli. Al momento della lettura del verdetto in aula, alcune delle vittime presenti hanno intonato canti e grida di gioia in segno di festa. Alcuni hanno cercato giustizia per venticinque anni.

È intervenuto, tra gli altri, il segretario di Stato americano, John Kerry. Ha definito il processo e la sentenza «una pietra miliare nella battaglia globale contro l’impunità per le atrocità».

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12 dicembre 2017

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