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L'Afghanistan non è un Paese per bambini

· Più di trecento secondo l'Onu le piccole vittime delle violenze nel 2009 ·

L'Afghanistan non è un Paese per bambini: a causa delle continue violenze, nel 2009 ne sono morti 346. Tale drammatica cifra è stata resa nota ieri, durante una conferenza stampa a Kabul, dalla rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu per i bambini e i conflitti armati, Radikha Coomaraswamy. La protezione dei bambini, ha detto, deve dunque essere al centro del processo di riconciliazione che il Governo afghano ha intenzione di favorire a beneficio dell'intero territorio. Al di là di tutte le proposte, tra le quali il dialogo con i talebani, che possono servire a favorire la normalizzazione nel Paese, è fondamentale, ha evidenziato la rappresentante speciale Onu, che l'attenzione maggiore venga accordata alla situazione dei più piccoli. Sforzi per garantire la loro sicurezza sono stati fatti negli ultimi tempi, ma «molto resta ancora da fare».

Lo scorso anno, dunque, sono morti 346 bambini: 131 in raid aerei, 22 durante rastrellamenti notturni, 128 per mano di elementi antigovernativi, compresi i talebani che hanno usato alcuni bambini come attentatori suicidi, e 38 deceduti per colpa di responsabili non identificati. A completare il quadro, nel 2009 hanno raggiunto il massimo livello gli attacchi alle scuole, più di seicento.

Sul piano politico si segnala, nel frattempo, un possibile spiraglio nelle ventilate trattative fra le autorità di Kabul e i guerriglieri. Ieri Gulbuddin Hekmatyar, leader del movimento Hezb-e-Islami, impegnato contro la coalizione internazionale nell'Afghanistan orientale, ha fatto sapere di essere pronto a dialogare con il presidente Hamid Karzai sul futuro del Paese: a patto, però, che «le truppe straniere annuncino un ritiro a partire da luglio e che lo facciano completamente nell'arco di sei mesi».

In un'intervista alla pakistana Geo tv, Feroz Hekmatyar, nipote di Gulbuddin, ha affermato che il suo movimento ha messo a punto un piano di pace che prevede per luglio l'inizio del ritiro delle truppe straniere e che nel giro di sei mesi la sicurezza in Afghanistan dovrebbe essere trasferita alle forze militari e di polizia nazionali. Feroz Hekmatyar ha poi detto, riferisce l'agenzia Ansa, che un altro punto centrale del piano è la formazione di un consiglio di sicurezza nazionale di sette membri, con poteri decisionali, di cui farebbero parte esponenti di differenti settori della società afghana. A un determinato momento, ha aggiunto Hekmatyar, sarebbe decretato un cessate il fuoco di tutte le parti in conflitto per la realizzazione simultanea di elezioni presidenziali, legislative e amministrative.

Le truppe della Nato dovranno in futuro limitare le operazioni e i rastrellamenti notturni per stanare gli insorti che si nascondono fra i civili afghani e che hanno causato forti tensioni con la popolazione. Lo hanno riferito fonti del Pentagono citate dalla France Presse. La direttiva, firmata dal generale Stanley McChrystal, e diramata il mese scorso, invita i soldati della Nato a lasciare ai militari afghani il compito di bussare alla porta e di entrare, per primi, nelle abitazioni dei civili. Dovranno poi riprendere la guida delle operazioni in caso sia necessario il ricorso alla forza. Si è poi appreso che il Pentagono ha deciso di rendere operativi nello spazio altri tre satelliti Gps per aiutare le truppe in Afghanistan a poter contare su segnali più precisi durante le offensive. Numerose attività dei militari americani in Afghanistan avvengono con l'aiuto dei segnali satellitari: dall'esatta dislocazione delle truppe alla capacità di distinguere tra forze amiche e ostili, fino all'individuazione di bersagli esatti per le bombe e i colpi di artiglieria. Ma il territorio afghano, con le sue montagne e le sue asperità, dà problemi particolari al Pentagono: in alcune aree, infatti, i segnali dei satelliti arrivano in modo debole. Per migliorare la situazione il comando strategico statunitense ha deciso dunque di aumentare da ventiquattro a ventisette il numero dei satelliti Gps operativi nello spazio. Non vi saranno nuovi lanci: i satelliti si trovano in realtà già nello spazio, ma finora sono rimasti non operativi (per risparmiare il prezioso carburante).

Nonostante le critiche degli alleati britannici, canadesi e francesi, gli Stati Uniti, pur cautamente, hanno sostenuto la decisione di Karzai che, con decreto, si è attribuito il controllo delle regolarità delle elezioni. «Sosteniamo l'iniziativa del Governo afghano che punta ad assumersi la responsabilità del proprio processo elettorale» ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato, Philip Crowley, auspicando che le elezioni parlamentari di settembre siano «trasparenti e credibili».

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