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L’adesso di Dio

· A Ragusa riflessione sull’esortazione apostolica «Christus vivit» ·

Papa Francesco nell’esortazione Christus vivit si rivolge ai giovani e contemporaneamente a tutto il Popolo di Dio, con un incipit veramente significativo: l’annuncio pasquale: «Cristo è vivo». È Lui, Cristo, «la nostra speranza e la più bella giovinezza del mondo», perché «tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita». «Lui vive e ti vuole vivo!» (ChV 1). Si rivolge così ai giovani e non solo ai giovani cristiani, ma a tutti i giovani del mondo.

Carlo Acutis

Papa Francesco parla ai giovani non attraverso un’esposizione astratta della fede. Preferisce l’approccio pastorale concreto, vivo, adatto agli interlocutori. Usa lo stile della lettera, dal tono amicale, quasi familiare. E così annunciare la fede in Gesù Cristo morto e risorto. E incoraggia i giovani a crescere nella santità e nell’impegno della propria vocazione. E via via scrivendo il testo, Papa Francesco allarga la platea dei suoi destinatari. Si rivolge agli adulti, agli agenti di pastorale, ai sacerdoti e ai vescovi, coinvolgendo tutto il Popolo di Dio, ogni comunità cristiana, diocesana e parrocchiale, i gruppi, i movimenti e le associazioni. Questo criterio di coinvolgimento a partire della base, dal Popolo di Dio, è stato adottato sin dalla fase preparatoria del Sinodo e ampiamente realizzato nell’assemblea dei vescovi del mese di ottobre scorso. Ne è prova e testimonianza il documento finale — una vera sintesi della riflessione di tutta la Chiesa sul tema in questione —, dal quale il Papa ha recepito le proposte più significative. Allora, i destinatari della pastorale giovanile non sono solo i giovani dell’oratorio, dei movimenti e dei gruppi giovanili parrocchiali, ma direi soprattutto quelli che vivono lontano dalla fede, ai margini dell’esperienza ecclesiale, e che non conoscono ancora la nostra fede.

Com’è nata l’esortazione apostolica Christus vivit? È la conclusione di un percorso sinodale e collegiale che si è dipanato nel corso di due intensi anni di preparazione, con il coinvolgimento del Popolo di Dio, i pastori, il successore di Pietro, come era avvenuto con i due sinodi sulla famiglia (2014-2015) e il focus nei giovani come attori e protagonisti.

I giovani santi nella Chiesa. Il cuore della Chiesa è pieno di molti giovani santi, che hanno dato la vita anche fino al martirio. Qui il Papa tratteggia rapidamente dodici volti tra coloro «che non hanno conosciuto la vita adulta e ci hanno lasciato la testimonianza di un altro modo di vivere la giovinezza» (ChV 50). Il giovane capitano san Sebastiano, pronto a morire per la propria fede; san Francesco d’Assisi, capace di lasciare tutto per diventare fratello universale; santa Giovanna d’Arco, giovane contadina francese che resistette agli invasori; il beato Andrea Phû Yên, catechista vietnamita ucciso per la fede in Gesù; santa Caterina Tekakwuitha, laica americana perseguitata; san Domenico Savio, gioioso compagno dei più deboli; santa Teresa del Bambino Gesù, umile fuoco d’amore nel cuore della Chiesa; il beato Zeffirino Namuncurá, seminarista argentino indigeno; il beato Isidoro Bakanja, laico congolese torturato; il beato Pier Giorgio Frassati, lieto amico dei poveri; il beato Marcel Callo, prigioniero in un campo di concentramento; la beata Chiara Badano, che trasformò la sofferenza in dono d’amore.

Dopo i due capitoli iniziali, Papa Francesco si rivolge ai giovani col cuore di un padre amorevole che desidera infondere in ciascuno dei suoi figli fiducia, stima e speranza, anziché lamentare delusione, tristezza e scoraggiamento. Non è ottimismo buonista in controtendenza, ma sguardo attento, prossimità fiduciosa, compagnia discreta. Il rinnovamento della pastorale giovanile trova in questo stile una precisa indicazione per noi pastori: non si tratta di assumere il profilo del falso giovanilismo, né di idealizzare il tempo di passaggio che è la giovinezza, ma di sostenere i giovani nei loro sogni, di valorizzare le loro risorse ed energie, di allargare i nostri orizzonti grazie alle loro speranze.

In modo diretto, il Papa si rivolge ai giovani: «Voi siete l’adesso di Dio» (cap. III - ChV 64-110). Siete il presente, e aggiunge che vi sono molte gioventù, come la composizione del sinodo ha reso visibile: vescovi e giovani provenienti dai cinque continenti con culture e contesti differenti. Ma guardare tutto in positivo, raccomanda Francesco, è come un arricchimento.

Vi è poi la cultura che idealizza la giovinezza: è bello, forte e attraente chi è giovane. Ma stiamo attenti — avverte il Papa — perché questo non è un elogio per i giovani: «Significa soltanto che gli adulti vogliono rubare la gioventù per sé stessi, non che rispettino, amino i giovani e se ne prendano cura» (ChV 79). Il Papa passa poi a parlare dei giovani che portano nel cuore un desiderio di Dio senza ancora aver assunto una perfetta etica cattolica. Mentre in altri c’è un sogno di fraternità, e non è poco. Altri ancora hanno una speciale sensibilità artistica, o una ricerca di armonia con la natura; una grande necessità di comunicazione; un profondo desiderio di una vita diversa (cfr. ChV 84). Ricchezza e varietà appartengono realmente ai giovani di oggi, che non è lecito generalizzare, anche se esiste la tentazione di omologarsi. «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie», diceva il quindicenne servo di Dio Carlo Acutis (cfr. ChV 106). Dunque, non lasciarsi rubare la speranza e la gioia, né farsi narcotizzare, per essere pienamente se stessi, e non fotocopie: questa è la grande sfida per i giovani. Uniti, sono capaci di una forza ammirevole e di generoso impegno; da soli, si indeboliscono e sono esposti ai peggiori mali del nostro tempo.

«Il grande annuncio per tutti i giovani» (cap. iv - ChV 111-133). È la parte centrale dell’esortazione apostolica. Il grande annuncio include tre grandi verità: Dio ti ama, Cristo ti salva, Egli vive. Papa Francesco raccoglie le espressioni bibliche più incisive, per dire a ogni giovane che è infinitamente amato, in ogni circostanza della vita. Anche quando l’esperienza della paternità non fosse stata la migliore, per le più diverse ragioni, ognuno può essere certo dell’abbraccio paterno di Dio: «Egli ti sosterrà saldamente e, nello stesso tempo, sentirai che rispetta fino in fondo la tua libertà» (ChV 113).

Papa Francesco richiama le figure di alcuni profeti come Osea, Isaia, Geremia, Sofonia come modelli di annuncio. Essi parlano e testimoniano con forza e dolcezza l’amore appassionato di Dio per il suo popolo, per ciascuno di noi. È un amore che non schiaccia, non emargina, non umilia né sottomette. Le sue braccia sono aperte sulla croce, perché è amico capace di giungere fino all’estremo dell’amore. Poiché ci ha amati per primo, ci perdona e ci libera gratis (cfr. ChV 123). Qui non si parla di Gesù Cristo come un buon esempio del passato, uno che ci salvò duemila anni fa. Egli è vivo! È risorto! Con la sua presenza invisibile, ovunque andrai sarà ad aspettarti, perché è l’eterno vivente. Lo Spirito Santo riempie il nostro cuore del Cristo risorto. Guardando a questo amore vivente, senza riserve, che è qui per te, ovunque tu sia — ripete con passione il Papa — è davvero possibile innamorarsi o lasciarsi innamorare (cfr. ChV 132).

L’annuncio del Vangelo, quando è accolto, come illumina e trasforma la gioventù? A questa domanda vuol rispondere il capitolo sui «Percorsi di gioventù» (cap. v - ChV 134-178). «Essere giovani è una grazia, una fortuna», diceva san Paolo VI. Questo è il tempo dei sogni e delle scelte. Insoddisfazione e ricerca abitano il cuore inquieto dei giovani, insieme a un raggio di luce, poiché: «La vera pace interiore convive con questa insoddisfazione profonda» (ChV 138). Papa Francesco ricorda quando un amico gli chiese cosa vedesse pensando a un giovane, e risponde: «Vedo un ragazzo o una ragazza che cerca la propria strada, che vuole volare con i piedi […] ha abbastanza follia per potersi illudere e la sufficiente capacità per poter guarire dalla delusione che ne può derivare» (ChV 139).

Gli alberi giovani e rigogliosi, quando arriva la tempesta, se non hanno radici profonde vengono spazzati via. Per questo, il Papa richiama, nel breve capitolo «Giovani con radici» (cap. vi - ChV 179-201), un tema su cui è tornato spesso. Al riguardo, il Papa ricorda che è di fondamentale importanza la relazione con gli anziani, facendo tesoro della saggezza e della loro esperienza che viene da lontano. Ci sono contesti sociali nei quali non sempre è bene che i giovani seguano gli esempi di certi anziani. Pensiamo ad esempio alla cultura mafiosa e della criminalità organizzata con radici antiche, laddove grazie ai giovani nasce una nuova cultura della legalità e della solidarietà.

Il mondo odierno sta cambiando velocemente in ogni aspetto e ambito, anche «La pastorale dei giovani» (cap. VII - ChV 202-247) deve cambiare e deve saper affrontare nuove sfide. Occorre partire da due aspetti principali. Il primo: è la comunità intera che evangelizza, non è più il parroco, il cappellano, l’agente di pastorale dei vari gruppi o associazioni che dall’alto organizza e fa camminare l’evangelizzazione. Il secondo: i giovani devono divenire protagonisti delle proposte pastorali. Nel documento il Papa non propone un manuale di pastorale giovanile o una guida pratica di pastorale. Egli parla piuttosto di considerare l’astuzia, l’ingegno e la conoscenza che hanno i giovani stessi della sensibilità, del linguaggio e delle problematiche dei loro coetanei. Ad esempio, mentre gli adulti (noi sacerdoti o dirigenti di gruppo) si preoccupano di pianificare tutto, con riunioni periodiche e orari stabiliti, la maggioranza dei giovani ha bisogno di maggiore flessibilità. Invece di incontri solo formativi, essi preferiscono partecipare a eventi in cui si canta, si ascoltano testimonianze, si fa esperienza comunitaria di incontro con il Dio vivo (cfr. ChV 204). Ciò che conta, al di là di stereotipi che si affibbiano a persone che vengono etichettate come progressiste o conservatrici, di destra o di sinistra, ciò che conta sono le cosiddette buone pratiche: metodologie, linguaggi e motivazioni veramente attraenti, che conducano a Cristo e alla Chiesa. Perciò è necessario «camminare insieme» — in modo sinodale, nella ricchezza della varietà — perché ciascuno si arricchisca con l’altro, in modo da «riflettere meglio quel meraviglioso poliedro che dev’essere la Chiesa di Gesù Cristo» (ChV 207).

Due sono le grandi linee d’azione nella pastorale dei giovani: la ricerca e la crescita. La prima, la ricerca, riguarda la creatività nel saper utilizzare il linguaggio della prossimità, che tocchi il cuore e raggiunga la vita. «Bisogna avvicinarsi ai giovani con la grammatica dell’amore, non con il proselitismo» (ChV 211). La seconda, la crescita, riguarda l’approfondimento del kerygma, come esperienza fondante, da cui scaturisce la crescita nell’amore fraterno, nella vita comunitaria e nel servizio.

Papa Francesco ricorda qui che spesso l’esperienza di Dio e il contatto vivo con Cristo vengono proposti ai giovani in incontri, in cui si fanno discorsi su questioni dottrinali e morali. Occorre poi curare la ricerca di ambienti adeguati all’incontro tra i giovani, ove ciascuno si senta accolto personalmente. Molti di loro portano dentro profonde ferite e hanno bisogno di delicata accoglienza: negli oratori e nei centri giovanili, dove condividere la musica, la ricreazione, lo sport e anche la riflessione e la preghiera. Tenendo ben presente che l’incontro personale non può essere sostituito da alcuna strategia pastorale. Certamente esistono luoghi particolarmente adatti ad avvicinare i giovani, come la scuola — compresi i collegi cattolici —, che non può mai diventare un “bunker” che protegge dagli errori “di fuori” (cfr. ChV 221), ma spazio ove formazione culturale e spirituale sono intimamente legate. Adorazione eucaristica, silenzio e preghiera con la Parola di Dio per alcuni sono più facili, per altri sono mete verso cui camminare. Altri ancora si sentono attratti dalla carità e dal servizio verso i piccoli e i poveri. Esistono poi sensibilità più rivolte alle espressioni artistiche, come il teatro, la pittura, la musica, lo sport, la cura dell’ambiente. Anche questi sono carismi che attendono di fruttificare.

I giovani hanno una tale varietà di doni che consente a ciascuno di poter esprimere la propria naturale leadership, a servizio degli altri, specialmente quando alcuni tra loro emergono nel contesto popolare, dove c’è spazio per tutti, senza esclusioni (cfr. ChV 230). Negli ambienti più vari, dove i giovani apprendono a diventare missionari presso i loro coetanei, è particolarmente importante l’accompagnamento da parte degli adulti, a cominciare dalle famiglie, per poi sperimentare nella comunità un’autentica fraternità ecclesiale.

Nel capitolo dedicato a «La vocazione» (cap. VIII - ChV 248-277), Papa Francesco riprende i contenuti principali della sua esortazione apostolica sulla santità, Gaudete et exsultate, alla quale rimanda per l’approfondimento. La prima cosa che riguarda ogni giovane è la chiamata all’amicizia con Gesù. La vita che Egli offre a ciascuno è una storia che vuol mescolarsi con la nostra, per mettervi radici. Non è una nuova “applicazione” da scoprire, né un “tutorial” per imparare l’ultima novità, ma un invito a prendere parte alla sua storia d’amore che si intreccia con la nostra (cfr. ChV 252).

Pensare così la vocazione significa assumere una disposizione fondamentale, senza preoccuparsi di luoghi, tempi e dettagli, che si scopriranno strada facendo. «La tua vocazione ti orienta a tirare fuori il meglio di te stesso per la gloria di Dio e per il bene degli altri. Non si tratta solo di fare delle cose, ma di farle con un significato, con un orientamento» (ChV 257). Due grandi questioni concrete che un giovane deve affrontare sono la formazione di una nuova famiglia e il lavoro.

La famiglia. Papa Francesco al riguardo, invita i giovani a rileggere i capitoli iv e v di Amoris laetitia. Dio ci ha creato come esseri sessuati, e la sessualità è suo dono — non un tabù — che ha bisogno di essere educato, per imparare ad amare e a generare vita, con passione e completezza. Nonostante molte difficoltà odierne e il timore di fallire, vale la pena scommettere sulla famiglia, e non lasciarsi ingannare dalla sregolatezza individualista che conduce alla solitudine (cfr. ChV 263). Il lavoro. Per i giovani oggi il lavoro è un problema enorme. Il mondo del lavoro è carico di precarietà e di incertezze. Il Papa raccomanda, comunque, di impegnarsi a cercarlo, fuggendo l’illusione di vivere senza lavorare, senza dipendere dall’aiuto degli altri, perché il lavoro è espressione della dignità umana, cammino di maturazione e di inserimento sociale, stimolo a crescere nella responsabilità e creatività. Per tutti esiste la fondamentale chiamata battesimale, perciò «le persone non sposate, anche non per scelta, possono diventare in modo particolare testimoni di tale vocazione nel loro cammino di crescita personale» (ChV 267).

Vi è poi la chiamata a una consacrazione speciale: al sacerdozio e alla vita religiosa. Questa chiamata continua a essere attraente e affascinante, e la si può riconoscere soprattutto se si cercano spazi di calma e di silenzio, che permettano di riflettere, pregare e guardare meglio al mondo in cui si vive: qui lo sguardo di Gesù raggiunge con amore ciascuno e ciascuna. Alcuni possono obiettare che non vogliono intraprendere questa strada, magari perché non ricevono buoni esempi. In questo caso, avverte il Papa: «E se alcuni sacerdoti non danno una buona testimonianza, non per questo il Signore smetterà di chiamare. Al contrario, Egli raddoppia la posta, perché non cessa di prendersi cura della sua amata Chiesa» (ChV 275).

Il discernimento è un tema molto caro a Papa Francesco e lo ha voluto porre alla conclusione della sua esortazione apostolica Christus vivit (cap. ix - ChV 278-299) — tema anch’esso approfondito nella Gaudete et exsultate —, riferito alla vocazione dei giovani nel mondo. In mezzo al turbine di stimoli, al continuo zapping con due o tre schermi di fronte, e alla interazione virtuale è facile diventare marionette in mano ad altri. Diventa perciò decisiva la formazione di una coscienza che impari a discernere, per riconoscere l’agire di Dio nella propria esperienza di ogni giorno. Solitudine e silenzio, che possono sembrare spazi improduttivi di isolamento, in realtà, creano le condizioni dell’ascolto, poiché: «Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente» (ChV 284), per fare spazio al Signore che ti sta offrendo qualcosa di più, e rischi di non riconoscerlo per la tua distrazione.

È dunque necessario porsi alcune domande: mi conosco, al di là delle apparenze e delle mie sensazioni? Quali sono i miei punti di forza e le mie fragilità? Cosa potrei offrire alla società? Ho le capacità necessarie per il servizio che penso di svolgere? Sono domande che spostano l’attenzione da me stesso verso gli altri. «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”. Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri» (ChV 286).

Per discernere la propria vocazione — dice in sostanza Papa Francesco — occorre sapere che si tratta della chiamata di un amico: Gesù. Agli amici si offre il meglio di noi, e Gesù vuol regalarti una grazia, un carisma che riempie la tua vita e ti rende utile agli altri. Certo, si tratta di un dono esigente, che domanda di mettersi in gioco, ma non come necessità imposta dall’esterno, quanto come uno stimolo che conduce a donarsi agli altri. «Quando il Signore suscita una vocazione, pensa non solo a quello che sei, ma a tutto ciò che, insieme a Lui e agli altri, potrai diventare» (ChV 289).

Quanto poi a coloro che debbono accompagnare un giovane nel discernimento vocazionale, è indispensabile l’ascolto, che richiede tre principali sensibilità complementari. Primo, l’attenzione alla persona: da ascoltare senza condizioni, senza scandalizzarsi o stancarsi, come fece Gesù con i discepoli di Emmaus. Secondo, il discernimento: per riconoscere se si tratta di grazia o di tentazione, occorre «avere il coraggio, l’affetto e la delicatezza necessari per aiutare l’altro a riconoscere la verità e gli inganni o i pretesti» (ChV 293). Terzo, l’ascolto degli impulsi che l’altro sperimenta in avanti: verso dove desidera andare veramente, qual è l’intenzione ultima del cuore.

In conclusione, il discernimento è uno strumento di lotta adatto a seguire meglio il Signore; è un cammino di libertà che fa emergere ciò che di noi solo Dio conosce. Dal momento che il tempo è superiore allo spazio, «dobbiamo suscitare e accompagnare processi, non imporre percorsi» (ChV 297).

Papa Francesco invita i giovani a guardare Maria che, affrontando gli interrogativi e le difficoltà propri di una ragazza molto giovane, oggi ci accompagna con la sua presenza materna. Perciò, ogni giovane è invitato a correre attratto dal volto dell’Amato, ad adorarlo nella santa Eucaristia e a riconoscerlo nella carne del fratello sofferente.

di Lorenzo Baldisseri

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18 agosto 2019

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