Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’acqua che non ci sarà

· ​Allarme della Fao per una risorsa sempre più in crisi nel mondo ·

L’acqua — risorsa molto contesa e, per molti analisti, in grado di alterare in futuro gli equilibri geopolitici — è sempre più sovrasfruttata, sprecata e inquinata. 

Un bambino si disseta a Manila (Reuters)

 E senza una rapida inversione di tendenza, entro il 2050 circa il 60 per cento della popolazione mondiale potrebbe vivere in condizioni di stress idrico, e avere, quindi, seri problemi di approvvigionamento di acqua o non averne a sufficienza per soddisfare le proprie esigenze. Lo ha evidenziato il direttorio di Land and Water division della Fao, l’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, sottolineando che l’acqua non serve solo per bere, ma soprattutto per irrigare e coltivare i campi. Una previsione allarmante in un mondo che al 2050 dovrà sfamare circa dieci miliardi di persone. Una minaccia che già pesa oggi su alcuni Paesi, considerati più a rischio quando si parla di disponibilità futura della risorsa idrica a livello globale. Le aree più critiche, già attualmente in crisi idrica, e che lo saranno sempre di più, sono quelle desertiche e del terzo mondo: l’Africa del nord, i Paesi del Medio oriente e del sud-est asiatico. Ma, secondo alcune recenti ricerche, anche i Paesi occidentali industrializzati dovranno affrontare problemi entro i prossimi dieci anni, a causa della siccità, dell’eccessiva richiesta e dell’agricoltura intensiva.

L’allarme non risparmia nemmeno l’Europa, dove, nei prossimi decenni, i flussi idrici estivi tenderanno a ridursi dell’80 per cento nelle aree meridionali. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE