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L’accoglienza è anche spirituale

· Come condividere la fede cristiana con chi arriva in Italia ·

Siamo capaci di accogliere gli stranieri nella nostra Chiesa? È una questione importante. Fra gli immigrati ci sono tanti che provengono da tradizioni religiose diverse dalla nostra. 

La St George’s Interdenominational Chapel presso l’aeroporto londinese di Heathrow

Ci sono anche cristiani non cattolici. A esempio da Albania, Romania, Ucraina, Russia arrivano tanti ortodossi. Sono persone che arrivano in Italia in condizioni precarie, senza dimora, senza lavoro. Sradicati dalle loro famiglie, dalle loro terre, dalla loro lingua, dalle loro abitudini e anche dalla loro Chiesa. Dove andranno la domenica a pregare nostro Signore se non li accogliamo nelle nostre chiese? Molti di questi immigrati fanno fatica a integrarsi e noi cattolici, grazie al bellissimo lavoro di volontari e associazioni, siamo in prima linea per aiutarli. Ma riusciamo anche ad accoglierli in chiesa a pregare con noi, oppure abbiamo il dubbio di non poterlo fare?

Ci deve guidare la certezza che, anche se ortodossi, loro credono e pregano Gesù come noi. Non dobbiamo convertirli per pregare assieme a loro. Chiedere la conversione significa obbligarli a rompere gli ultimi legami con le loro famiglie di origine. Molti non lo accetterebbero e si sentirebbero incompresi e quindi respinti. Non è una colpa essere nati in Paesi di tradizione ortodossa. La nostra accoglienza deve essere spinta da una gratuità e più che mai lo deve essere sotto il profilo della fede. I cattolici e gli ortodossi hanno moltissimo in comune. Le nostre Chiese sono molto vicine e dobbiamo quindi essere aperti nel pregare insieme. Come cristiani siamo più bravi nell’accoglienza fisica, nel dare loro da mangiare e dormire, che non nell’accoglienza di fede, nel pregare insieme.

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20 maggio 2019

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