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Con le braccia aperte

· Progetti in Slovacchia a favore dell’integrazione dei rifugiati ·

Sono stati centinaia i profughi provenienti da Siria, Ucraina, Iraq, Sudan e Afghanistan accolti lo scorso anno dalla rete Caritas in Slovacchia.

«Nel 2014 abbiamo avuto profughi provenienti soprattutto da Siria e Iraq. Il conflitto in corso in Siria — spiega al Sir Jozef Kakos, project manager di Caritas Slovacchia — ha costretto quasi 2,5 milioni di persone a lasciare le proprie case. Anche se molti di questi rifugiati si sono rivolti ai Paesi vicini come Libano, Turchia e Giordania alcune decine di persone hanno affrontato un viaggio molto più lungo arrivando in Slovacchia. Dopo diverse settimane trascorse in un campo speciale, i rifugiati ottengono un permesso di soggiorno per poter vivere in Slovacchia. Da lì ha inizio l’integrazione nella nostra società».

Lo scorso aprile, Caritas Slovacchia ha avviato il progetto Raphael e da allora ha aiutato più di 500 persone. «Questo progetto — prosegue Kakos — ha lo scopo di sostenere i rifugiati che vivono nelle aree di Bratislava, Trnava, Nitra e Trencin, e copre tutte le loro esigenze di base. Forniamo un servizio di consulenza sociale, legale e psicologica».

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18 agosto 2019

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