Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Laboratorio d’integrazione

· La visita a Prato ·

Le ciminiere non fumano più e anche gli “stracci” scarseggiano. Il panorama di Prato, città del lavoro e del tessuto per antonomasia, è proprio cambiato negli ultimi decenni. La crisi si è fatta sentire anche qui, ma non ha ancora fiaccato del tutto la realtà sociale.

Ha segnato, piuttosto, un momento di svolta per questo territorio abituato a reinventarsi, avendo assorbito negli ultimi decenni una massiccia immigrazione proveniente dalla Cina. Il meticciato o meglio la globalizzazione che qui si sono presentati in anticipo rispetto ad altre zone hanno reso il comprensorio un laboratorio di quello che saranno l’Italia e l’Europa negli anni a venire.

È questa la realtà che Papa Francesco ha incontrato, martedì mattina, 10 novembre, nella sua visita pastorale a Prato, prima tappa della sua giornata in terra toscana. Lo hanno accolto, alle 7.45, al suo arrivo in elicottero al campo sportivo comunale, il vescovo Franco Agostinelli, il prefetto Maria Laura Simonetti, il sindaco Matteo Biffoni e trecento studenti pratesi.

Giunto sul piazzale gremito di fedeli, Francesco si è fermato sulla scalinata del Duomo per salutare la folla in attesa. Il Papa ha poi venerato la reliquia della sacra Cintola — eccezionalmente collocata sopra l’altare — che la tradizione vuole sia appartenuta alla Vergine Maria.

Il Pontefice si è poi affacciato dal pulpito esterno della cattedrale — realizzato tra il 1430 e il 1438 da Donatello e Michelozzo — per parlare ai fedeli radunatisi numerosi in piazza del duomo. Da quel pulpito, nato come spazio non per tenere le prediche ma per compiere l’ostensione della cintola mariana, Francesco ha abbracciato e benedetto idealmente tutta la città e con essa il mondo intero. Ad ascoltarlo, infatti, erano presenti non solo i fedeli cattolici, ma anche persone di razze, lingue, culture, tradizioni e religioni diverse. A poca distanza dalla cattedrale, del resto, si trovano luoghi di preghiera islamici, buddisti, oltre alle chiese dove pregano cristiani ortodossi e protestanti.

dal nostro inviato Nicola Gori

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE