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Un abbraccio dai popoli indigeni

Con un grande abbraccio i popoli indigeni hanno testimoniato a Papa Francesco la loro gratitudine «perché ci dà voce» e anche «la speranza che la nostra dignità di persone e le nostre culture e tradizioni siano riconosciute e rispettate». Con questo spirito stamani in piazza San Pietro si sono stretti intorno al Pontefice alcuni rappresentanti di comunità indigene venuti da diverse parti del mondo. Michelle Cook e Michael Paul Hill, nativi americani appartenenti ai popoli navajo e apache, hanno raccontato il loro impegno «per garantire i diritti e la stessa sopravvivenza ai popoli indigeni, in collaborazione anche con l’associazione italiana Il cerchio».

Vengono, invece, anche da Siria, Libia, Sudan, Iraq, Giordania, Libano e Palestina i rappresentanti dell’Organizzazione mondiale degli ex alunni dell’insegnamento cattolico (Omaec) che stamani hanno incontrato Papa Francesco. A Roma per l’assemblea, l’Omaec è oggi più che mai «in prima linea nell’accoglienza e nella gestione di enormi masse di profughi e migranti ma anche nel portare avante le nostre “pacifiche battaglie” per il rispetto dei diritti umani, spesso pagando di persona per il nostro impegno diretto». Del resto, spiega il delegato italiano Augusto Reggiani, «sulla scia dell’enciclica Laudato si’ stiamo dando vita a veri e propri gemellaggi economici e sociale tra i cosiddetti paesi occidentali e le nazioni che vivono, invece, situazioni di crisi» per guerrà e povertà.

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19 luglio 2019

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