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La voce di Gesù

La preparazione immediata del primo viaggio internazionale del vescovo di Roma preso «quasi alla fine del mondo» è stata scandita da tre gesti semplici ma carichi di significato. In una sorta di triduo che ha introdotto la giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro voluta da Benedetto XVI. Innanzi tutto, la visita affettuosa al predecessore — con il quale è ormai più che evidente la sintonia di fondo — per pregare insieme e chiedere la sua vicinanza spirituale alla vigilia di questo nuovo importante appuntamento mondiale di un cattolicesimo che è vitale e vivace, com’è apparso negli incontri di Colonia, Sydney e Madrid.

A sorpresa è poi venuta la lunga preghiera silenziosa davanti a un’antichissima icona della Vergine, quella Salus populi Romani venerata a Santa Maria Maggiore dove il nuovo vescovo aveva voluto recarsi già poche ore dopo l’elezione in conclave. Come un semplice fedele, anche in questa occasione Papa Francesco ha portato dei fiori alla Madonna. Poi ha voluto accendere un cero — immagine dell’orazione incessante — su cui spiccava il simbolo della giornata di Rio e chiesto ai presenti di accompagnare il viaggio con la preghiera, la fiducia e la penitenza.

Infine all’Angelus, che scandisce le ore del giorno ricordando il mistero dell’incarnazione di Cristo, per la terza volta il Pontefice ha chiesto preghiere per l’incontro brasiliano, che ha definito «settimana della gioventù» e del quale con poche parole ha saputo descrivere il nucleo essenziale: «I protagonisti in questa settimana saranno i giovani. Tutti coloro che vengono a Rio vogliono sentire la voce di Gesù, ascoltare Gesù: Signore, che cosa devo fare della mia vita? Qual è la strada per me?». Domande — ha aggiunto — che certo non valgono solo per l’incontro in Brasile.

Con questi tre gesti Papa Francesco ha dunque mostrato con chiarezza lo scopo principale della settimana che si apre a Rio de Janeiro, in coerenza con l’itinerario ormai quasi trentennale delle giornate mondiali della gioventù volute da Giovanni Paolo II: sottolineare e testimoniare la centralità di Cristo unendo contemplazione e servizio. Come aveva appena detto nel commento al brano evangelico che presenta Marta e Maria: «In un cristiano, le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della Parola del Signore, lo stare — come Maria — ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo».

Sarà dunque l’ascolto di questa voce — che non si impone, ma sta alla porta di ogni creatura umana e bussa, secondo l’immagine dell’Apocalisse — il vero centro della giornata mondiale della gioventù. Dopo il viaggio di Lampedusa, segno memorabile e toccante di vicinanza all’umanità più dimenticata e sofferente del nostro tempo, è Rio de Janeiro la prima meta internazionale del pontificato, così come Colonia lo è stata per Benedetto XVI, in un’altra giornata della gioventù che era stata decisa dal suo predecessore. In un singolare succedersi di appuntamenti che ha segnato il ritorno dei due Pontefici, certo non programmato, nelle rispettive terre di origine: allora il cuore dell’Europa, oggi l’America latina.

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27 gennaio 2020

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