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La voce delle suore

· Incontro con le religiose al sinodo ·

Alcune organizzazioni internazionali impegnate per l’uguaglianza tra uomini e donne nella Chiesa hanno lanciato un appello in rete per consentire il voto alle superiore generali che stanno partecipando al sinodo dedicato ai giovani, così come è stato concesso ai superiori generali presenti. La petizione, che scade giovedì 18 ottobre, è stata rilanciata anche nella sera di lunedì 15 durante l’incontro che sei delle sette religiose invitate ai lavori sinodali hanno avuto con la stampa a Palazzo Pio.

Con lo slogan «la voce delle suore al #Synod2018», alla presenza di oltre venti giornalisti di diverse nazionalità, in prevalenza donne, le religiose hanno parlato della loro esperienza durante l’assemblea e hanno risposto con gratitudine, chiarezza e sincerità a domande su temi particolarmente attuali: il voto femminile al sinodo, anzitutto; ma anche il legame tra clericalismo e abusi, l’abuso di preti su suore, il diaconato femminile e gli interventi di Lucetta Scaraffia sulle discriminazioni.

Si è trattato di risposte positive e fiduciose, ma altrettanto lucide e consapevoli della realtà: «C’è ancora molto da fare» hanno detto. E ciò «è anche colpa delle stesse donne, che sono troppo timide». Dopotutto, «anche nel resto della società le donne sono ancora in secondo piano, ma ora le cose stanno cambiando». E l’auspicio è quello di una Chiesa meno clericale e più partecipativa.

Per la spagnola María Luisa Berzosa González, delle Figlie di Gesù, impegnata nell’educazione popolare, «voto o non voto, c’è un problema di partecipazione. Immaginavo che al sinodo saremmo state poche donne, ma non così poche». Eppure «non ci sentiamo affatto partecipanti di serie b» le ha fatto eco la salesiana italiana Alessandra Smerilli, docente di economia alla Pontificia facoltà di scienze dell’educazione Auxilium e membro del comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali dei cattolici. Interpellata dall’Osservatore Romano sul tema dell’uguaglianza, la religiosa ha detto che in questo ambito «c’è molta attesa. Comunque c’è un processo in atto che non si arresterà».

Anche Nathalie Becquart, che ha diretto il servizio nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni della Conferenza episcopale francese, ha voluto esprimere all’Osservatore Romano «la gioia di essere al sinodo». Nello stesso tempo ha accennato al tema degli abusi, che esigono «un cammino di verità, di trasformazione e di prevenzione». E «noi religiose dobbiamo essere vicine alle vittime, ascoltarle e accompagnarle». La religiosa ha auspicato infine una maggior partecipazione femminile nei gruppi di formazione dei seminari, insistendo sulla necessità di un lavoro di squadra nelle comunità di educatori dei futuri sacerdoti.

Per la statunitense Sally Marie Hodgdon, superiora generale delle suore di San Giuseppe di Chambéry e vicepresidente del comitato esecutivo dell’Unione internazionale delle superiore generali, «in futuro potremo vedere dei cambiamenti», che passano anche attraverso «modifiche linguistiche che includano modelli femminili». Mentre riguardo al voto «non stiamo cercando di stabilire la maggioranza, ma piuttosto di costruire uno spirito e una struttura che permetteranno ai doni dei giovani di dare energia alla Chiesa mentre andiamo avanti insieme a Gesù Cristo».

Accanto dunque alla questione del voto c’è soprattutto quella dell’ascolto della voce delle donne. Del resto, le religiose presenti al sinodo sono docenti universitarie e responsabili di pastorale giovanile, hanno scritto libri e tenuto conferenze; insomma, per la Chiesa costituiscono una risorsa preziosa, ma al sinodo restano una sparuta minoranza. La petizione ha già raccolto oltre cinquemila firme: «Due fratelli religiosi [cioè due superiori genrali], ma nessuna suora religiosa, membri dell’attuale sinodo sui giovani, possono votare. Esortiamo vescovi, cardinali, chi gestisce il sinodo dei vescovi, e il Papa stesso, a fare in modo che le donne, superiori religiose, lavorino e votino allo stesso modo dei loro fratelli in Cristo» si legge tra l’altro nel testo dell’appello.

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