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Vitalità della carta
in Giappone

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Ogni anno vengono acquistati circa trecento milioni di nuovi computer, e solo lo scorso anno quasi un miliardo di nuovi smartphone. Stiamo parlando di strumenti capaci di immagazzinare informazioni che solo vent’anni fa probabilmente sarebbero state stampate su carta.

Il grande numero delle vendite di questo tipo di prodotti e il loro utilizzo universale ha ispirato a molti analisti le più fosche previsioni sulla fine di un’intera era geologica: quella del “cartaceo”. È però bene sottolineare che questi analisti quasi sempre provengono da occidente, infatti le cose viste da oriente appaiono alquanto diverse. Basta viaggiare su qualunque treno giapponese per accorgersi che i lettori di libri, manga e giornali stampati su supporti di carta sono infinitamente superiori ai lettori di materiale digitale.
La scrittura a mano, ormai quasi in via d’estinzione in occidente, è invece ancora fondamentale per lo studio della lingua giapponese che si apprende sui banchi di scuola, scrivendo rigorosamente su dei fogli di carta (kanji rensyu cyou) a quadratini prestampati dove appunto i giovani, da sette fino a vent’anni, si esercitano nella composizione dei vari kanji.
Non solo, la carta in Giappone è ancora utilizzata per cose che in altre parti del mondo sono già state rimpiazzate con materiali di altro tipo: gli ankicado, ovvero una sorta di “pizzini” tenuti insieme da un cerchietto di metallo, sono utilizzati moltissimo dagli studenti di tutte le età come appunti per fissare l’apprendimento mnemonico: stiamo parlando di generazioni dalle quali ci si aspetterebbe piuttosto l’utilizzo di note di tipo digitale, tutti i ragazzi da dieci anni in su sono infatti dotati di smartphone.
Il noshi, una decorazione di carta rosso e bianco, rimpiazza la plastica per avvolgere i regali per i festeggiamenti particolarmente importanti: la nascita di un figlio, un fidanzamento annunciato, ecc.
Per non parlare dell’uso degli hagaki, ovvero le cartoline scritte a mano che vengono spedite l’ultimo giorno dell’anno a colleghi, professori e amici, a volte nell’ordine delle centinaia.
Non è un caso che il volume di recupero della carta in Giappone è aumentato costantemente dal 1980, quasi triplicando da 8,1 milioni di tonnellate alle 21,4 del 2015. Gli sforzi di recupero sono stati alimentati anche da una maggiore consapevolezza dei problemi ambientali e di riciclaggio delle risorse.
La tecnica di fabbricazione della carta è stata introdotta in Giappone dalla Cina all’inizio del VII secolo. Il suo processo di produzione ha subito notevoli cambiamenti, dando luogo a un tipo di carta che possiede una duplice qualità di robustezza e morbidezza che impedisce lo strappo quando viene maneggiata: il washi. 

di Cristian Martini Grimaldi

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15 dicembre 2019

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