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La vita
viene prima della politica

· L’episcopato nigeriano dopo il rapimento di alcune studentesse ·

Un pressante appello al governo affinché metta da parte temporaneamente le ragioni della politica e riporti a casa le centodieci studentesse della scuola di Dapchi, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, rapite da Boko Haram, è stato lanciato da monsignor Hilary Nanman Dachelem, vescovo di Bauchi, capitale dello stato di Yobe, nel nord della Nigeria. 

«Lasciate stare le beghe politiche — ha detto il presule rivolgendosi alle autorità governative — e proteggete le vite. Non dovete politicizzare la vita, in nome di Dio. Non ho bisogno di conoscere chi siete, a quale affiliazione politica o credo religioso appartenete — ha aggiunto monsignor Dachelem — ma quello che so è che la vita è sacra e deve essere protetta e rispettata da tutti».
Il rapimento delle studentesse a Dapchi è avvenuto lo scorso 19 febbraio, quattro anni dopo quello delle 276 ragazze di Chibok, nello stato del Borno. A oggi, 195 di loro sono ancora nelle mani dei sequestratori di Boko Haram, nonostante le ripetute promesse da parte del governo di arrivare alla loro liberazione.
Nei giorni scorsi, Gloria Shoda, presidente del Consiglio nazionale per le società femminili della Nigeria, ha invitato il governo federale a fare tutto quanto in suo potere per intervenire e salvare le studentesse rapite a Dapchi al fine di evitare il ripetersi dell’esperienza di Chibok, sottolineando come i sequestri rappresentino ormai una vergogna nazionale. «Siamo addolorati come madri — ha detto Shoda — di vedere un altro gruppo di nostri ragazze venire rapite da questa pericolosa setta. È spiacevole che stia succedendo di nuovo dopo la brutta esperienza di Chibok».

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14 dicembre 2018

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