Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La vita è incontro

· ​Monumentale biografia di Martin Buber ·

Martin Buber «con Freud e Einstein è uno degli ebrei più conosciuti del xx secolo…come loro è uomo di mondo di vari mondi» afferma Dominique Bourel nella sua monumentale e dettagliatissima biografia Martin Buber, Sentinelle de l’humanité, Albin Michel (Paris, Albin Michel, 2015, pagine 830, euro 26), costata vent’anni di ricerche minuziose.

L’autore, direttore del Centro di ricerche francese di Gerusalemme dal 1996 al 2004, professore di storia ebraica e tedesca alla Sorbonne e direttore di ricerca del Centre national de la recherche scientifique (Cnrs), si è documentato in migliaia di archivi disseminati in Europa (Londra, Vienna, Stoccolma e Berlino) e a Gerusalemme.
Cinque parti — Gli anni della formazione; Dall’hassidismo al suicidio dell’Europa; L’era del dialogo; Dalla distruzione dell’ebraismo tedesco alla nascita dello Stato ebraico; L’ebreo universale — formano la corposa biografia di questo poliedrico testimone dei grandi stravolgimenti del secolo passato. Martin Buber infatti è conosciuto come filosofo, storico delle religioni, sociologo, traduttore della Torah, fondatore dell’università di Gerusalemme.
Nato a Vienna nel 1878, a Lemberg, l’odierna Lviv in Ucraina, fu allevato dai nonni dopo il divorzio dei genitori. Sotto la particolare tutela spirituale e culturale del nonno Salomone, grande studioso ed erudito, il giovane Martin Mordekai scopre la Haskala e l’Hassidismo, il movimento di rinnovamento ebraico nato nel xviii secolo. La sua peregrinatio studiorum inizia a Vienna e passa per Berlino, Lipsia e Zurigo, dove conosce Paula Winkler — la scrittrice nota con lo pseudonimo di Georg Munk —con cui convivrà per nove anni e da cui avrà due figli, Raffaele e Eva, e che, alla fine, sposerà.
Personaggio del giudaismo berlinese, a Martin Buber si deve la diffusione della conoscenza dell’ebraico, l’apertura di musei e di biblioteche. Durante la prima guerra mondiale, fu membro della Commissione nazionale ebraica per migliorare le condizioni degli ebrei dell’Europa dell’est. Dal 1916 risiedette a Heppenheim, oggi la sua casa è divenuta un centro di dialogo ebraico-cristiano. Dal 1921 collaborò con la Freies Jüdisches Lehrhaus di Franz Rosenzweig e fino al 1929 con quest’ultimo procedette a quella particolare traduzione della Bibbia, detta Verdeutschung che, a suo modo, è un incontro fra la tradizione ebraica e la cultura germanica, e sarà conclusa dal solo Buber per la morte di Rosenzweig nel 1961.
Nel 1923 la sua pubblicazione, Io e Tu, suscitò scalpore fra i teologhi delle diverse religioni: per il filosofo la persona umana si apre alla vita con la relazione, entra nella «alterità dell’altro» con un impegno totale.
Proprio come nell’incontro che Martin Buber ha teorizzato, egli «incontra» i grandi personaggi del suo secolo: Freud, Einstein, Rosenzweig, Scholem, Herzl, Kafka, Simmel, Zweig, Romain Rolland, Claudel, Gandhi, Benjamin, Adorno, Ben Gourion.
Dal 1924 Martin Buber insegnò all’università di Francoforte e nel 1925 con Arthur Ruppin fondò la Brith Schalom per uno Stato binazionale. Nel 1933 con i nazisti al potere si dimise e gli venne proibita l’attività di conferenziere, collaborò invece con l’Organismo centrale d’educazione adulta ebraica. Sionista ma non sionista politico, appoggiò sempre la vita comune in Palestina ma attuò la sua alyah (pellegrinaggio) solo nel 1938, si stabilì a Gerusalemme e all’università ricoprì la cattedra di sociologia.
Dal 1942 fu membro del partito Yihoud che promuoveva un’migliore intesa fra israeliani e arabi e voleva uno Stato binazionale e democratico. Nel 1951 fu insignito del prestigioso «Premio Goethe» ad Amburgo e la sua attività intellettuale rimase vitale fino alla sua morte, avvenuta nel 1965.
Alcuni aspetti di Martin Buber, pensatore e filosofo dell’alterità ma anche incline alla pietà degli hassidim e intellettuale che attraversò lingue, popoli, discipline e istituzioni, sfuggono e interrogano: quale fu il suo ebraismo nella pratica concreta e nell’educazione impartita ai figli e ai nipoti? Quale la sua conoscenza dell’islam?
Persona pacifista, umanista — «ogni via autentica è incontro», viene giustamente definita sentinella dell’umanità, perché la persona, così com’è pensata da lui, è dialogica e non può completarsi se non comunica, profondamente, con il creatore, la creazione e tutta l’umanità. Il vincolo religioso si stringe fra l’amore dell’umanità che sospinge a quello di Dio che, a sua volta, rimanda a quello dell’umanità: ogni incontro autentico quindi è pervaso dalla presenza di Dio. Ogni esistenza diventa dialogica se basata sulla reciprocità e sulla responsabilità.
La Parola di Dio è reale e la Bibbia è testimone sicuro dell’instaurazione di questo dialogo in cui Dio si rivolge alla persona e l’ascolta, mentre la persona supplica per chi deve sfuggire alla collera divina oppure intercede perché Egli, Padre d’Israele, manifesti il suo agire provvido.
La biografia di Dominique Bourel, storico della cultura che si fonda sui fatti, è rigorosissima sul piano storico e politico, ricca di fecondità e densità, con il ductus della scrittura e dell’analisi non psicologico ma tipico della storia intellettuale di una persona di alta levatura e di erudizione eccezionale come Martin Buber ma insieme storia di un’intera epoca che il pensatore ha attraversato.

di Cristiana Dobner

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 settembre 2017

Prossimi eventi

NOTIZIE CORRELATE