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La violenza scandisce l'attesa delle elezioni congolesi

· Cresce la tensione a Kinshasa e nelle regioni orientali ·

La violenza sta segnando i giorni che separano dalle elezioni presidenziali e politiche del 28 novembre nella Repubblica Democratica del Congo. Da settimane, si susseguono denunce all’interno del Paese e da parte delle istituzioni internazionali, a partire dall’Onu e dall’Unione africana, preoccupate anche dai messaggi di incitazione alla violenza venuti da alcuni leader politici. Dopo che già l’ultimo rapporto dall’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, pubblicato la scorsa settimana, aveva riferito di almeno 188 incidenti verificatisi tra il 10 novembre 2010 e il 30 settembre 2011, la missione dell’Onu nel Paese ha confermato che in ottobre e in novembre la situazione è andata peggiorando.

Anche l’arcivescovo di Kinshasa, cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, è intervenuto facendosi interprete dei timori e dell’incertezza della popolazione. «Siamo tutti testimoni degli incidenti che sbalordiscono per la loro frequenza e ripetizione: si armano di machete a volte di fucili, distruggono, bruciano come se alla fine delle elezioni vogliano distruggere il Paese piuttosto che costruirlo», ha detto il porporato in una conferenza stampa tenuta la settimana scorsa. «Come possiamo dare fiducia a dirigenti incapaci di proteggere la popolazione? Come eleggere governanti incapaci di garantire la pace, la giustizia, la verità e l’amore per il popolo?», si è chiesto.

La situazione è tale che persino la Corte penale internazionale (Cpi) ha fatto sapere di essere pronta ad aprire inchieste su delitti per i quali ha giurisdizione, cioè genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. «L’uso della violenza non può essere tollerato», ha commentato il procuratore Luis Moreno Ocampo, sottolineando che il suo ufficio seguirà il processo elettorale molto attentamente. «Nessuno deve dubitare della nostra volontà di prevenire e, laddove sarà opportuno, di perseguire questi crimini, come facciamo in Kenya e nella Costa d’Avorio», ha aggiunto il procuratore riferendosi ai due Paesi in cui la Cpi ha indagato su violenze legate alle elezioni.

Del resto, la Repubblica Democratica del Congo si avvia all’appuntamento elettorale con ancora irrisolti gran parte dei nodi dell’incompiuta transizione verso la pace, a partire dalle violenze mai interrotte nelle regioni orientali a ridosso dei Grandi Laghi. In particolare, diverse fonti della società civile del Nord Kivu hanno denunciato una ripresa di attività delle milizie armate e di numerosi atti di banditismo e violenze ai danni dei civili, a opera tanto di gruppi ribelli quanto di elementi incontrollati dell’esercito. A Goma, il capoluogo del Nord Kivu, e in altre località orientali si sono recati a fare campagna elettorale tanto il presidente uscente Joseph Kabila, che sollecita un nuovo mandato, quanto il suo principale avversario, Etienne Tshisekedi, candidato dall’Unione per la democrazia e il progresso sociale (Udps), il maggiore partito di opposizione. Tshisekedi ha detto di voler lottare per migliorare le condizioni sociali dei congolesi e promuovere il rilancio del settore agricolo e i prestiti bancari. Kabila ha riconosciuto di avere un debito con la popolazione del Nord Kivu, aggiungendo che potrà ripagarlo se verrà rieletto e promettendo di portare pace e sicurezza, acqua ed elettricità, strade, scuole, università, persino uno stadio nuovo. Per ora, comunque, nell’est del Paese, ultimo nella classifica dello sviluppo umano stilata dall’Onu, la realtà è quella di una serie di promesse disattese negli ultimi cinque anni, tra cui la sicurezza, la riconversione delle forze armate nazionali, la lotta alla povertà. Un simile contesto rende più che dubbia la possibilità che possa esserci davvero un libero esercizio della sovranità popolare. Tra l’altro, la Commissione elettorale nazionale indipendente non ha ancora affisso, come invece prevede la legge, le liste elettorali e la lista completa dei seggi. Di conseguenza sono in molti a temere la comparsa di seggi e liste fittizie con risultati già compilati.

Il clima politico si sta riscaldando anche nella capitale Kinshasa, dove da settimane si susseguono incidenti che coinvolgono i militanti sia del Partito del popolo per la ricostruzione e la democrazia (Pprd), la formazione di Kabila, sia dell’Udps, i cui militanti denunciano di essere fatti bersaglio di una vera e propria caccia all’uomo da parte della polizia e di uomini armati, chiamati pomba, che spadroneggiano in città. Lo stesso Tshisekedi, si è trovato coinvolto in incidenti quando si è recato presso gli uffici della Commissione elettorale per depositare la sua candidatura alle presidenziali, una candidatura che peraltro non è riuscita a raccogliere l’appoggio concorde di tutti i partiti d’opposizione. Soprattutto, Tshisekedi non sembra essersi garantito il sostegno dei seguaci dell’ex vice presidente e leader del Movimento per la Liberazione del Congo, Jean-Pierre Bemba, oggi nel carcere all’Aja della Cpi, davanti alla quale è imputato di crimini di guerra per le atrocità commesse dalle sue milizie nella Repubblica Centroafricana nel 2002 e nel 2003.

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