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La violenza
non ha mai giustificazioni

· Dai vescovi dell’Amecea e da organismi ecumenici appelli per l’emergenza in Sud Sudan ·

Juba, 19. «In spirito di solidarietà, noi, vescovi cattolici dell’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale (Amecea), condanniamo ogni atto di violenza, senza eccezioni. Combattere per qualsiasi motivo è un atto malvagio ingiustificabile».

È quanto scrivono i vescovi dell’Amecea, in un comunicato firmato dal presidente dell’organismo, cardinale Berhaneyesus Demerew Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba. I presuli — si legge nel testo — si dicono «addolorati» per le tragiche conseguenze della violenza che si è scatenata a Juba che ha causato più di 100 morti e ha lasciato migliaia di persone innocenti senzatetto. 

Le violenze a Juba purtroppo proseguono. I soldati fedeli al presidente Salva Kiir, ha raccontato a Missionline padre Daniele Moschetti, superiore dei missionari comboniani nella capitale «hanno anche portato via 4500 tonnellate di derrate alimentari» dai depositi della Fao. La speranza di una risoluzione del conflitto, in attesa della politica, viene dal Papa: «Sappiamo che Papa Francesco — ha detto il religioso — sta seguendo molto da vicino ogni evoluzione».
Anche le altre comunità cristiane si stanno mobilitando. Sabato scorso si è svolta una preghiera per la nazione promossa dal South Sudan Council of Churches affinché i leader del Paese desistano dalla guerra e tornino al dialogo. I responsabili della All Africa Conference of Churches (Aacc), riunitisi a Nairobi, in Kenya, hanno invece lanciato un accorato appello a tutti i partner e agli amici del Sud Sudan per contribuire con qualsiasi mezzo a loro disposizione all’aiuto e al sostegno immediato delle donne, estremamente vulnerabili, e dei bambini.

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