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La violenza minaccia il processo di pace

· Cinquanta morti per il duplice attentato in Libano mentre Ban Ki-moon chiede moderazione a israeliani e palestinesi ·

Nella tragica e intricata interconnessione tra le diverse crisi nel Vicino Oriente, la riacutizzata violenza in Libano minaccia di ripercuotersi negativamente sul negoziato diretto tra israeliani e palestinesi, ripreso questa estate dopo tre anni di interruzione. Mentre si rivelano drammatiche le conseguenze del duplice attentato  contro moschee sunnite nella città libanese di Tripoli, dove l’esplosione di due autobombe ha provocato ieri  non meno di cinquanta  morti e oltre cinquecento feriti,  a destare preoccupazione sono anche le possibili conseguenze del raid sferrato  poche ore prima  dall’aviazione israeliana nel sud del Libano, in risposta a un lancio di razzi del giorno prima contro la  Galilea. Sulla vicenda è intervenuto il  Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, chiedendo  «massima moderazione» a israeliani e palestinesi e assicurando che  l’Onu «continuerà a lavorare con le due parti per assicurare che continui ad essere incoraggiata la calma che ha prevalso finora».

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26 gennaio 2020

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