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La violenza è debolezza

· ​Condanna dei rappresentanti religiosi ·

 Atti che «non danneggeranno l’unità di questo popolo e la sua coesione. Gli egiziani sono uniti di fronte al terrorismo fino a quando sarà sradicato»: ha risposto con queste parole il patriarca della Chiesa ortodossa copta, Teodoro (Tawadros) II, al primo ministro egiziano Sherif Ismail Mohamed che lo ha chiamato per presentargli le sue condoglianze dopo gli attentati contro le chiese di San Giorgio a Tanta e di San Marco ad Alessandria.

Le foto di Teodoro, seduto, affranto, dopo l’esplosione ad Alessandria — il patriarca aveva appena finito di celebrare la liturgia per la Domenica delle palme e della passione del Signore — sono forse l’immagine più emblematica del dolore che ha scosso il mondo dopo l’ennesimo, vile attentato contro la più grande comunità cristiana del Vicino oriente (otto milioni di persone, il 10 per cento della popolazione egiziana). Di «vile attentato» parla, condannandolo, anche l’al-Azhar, la prestigiosa istituzione sunnita con sede a Il Cairo che Papa Francesco visiterà a fine aprile durante il viaggio apostolico in Egitto. Un viaggio confermato, come ha dichiarato sulle pagine del «Corriere della Sera» l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari generali: «Non c’è dubbio che il Santo Padre manterrà il proposito di andare. Ciò che è accaduto provoca turbamento e una grande sofferenza, ma non può impedire lo svolgimento della missione di pace del Papa». Monsignor Becciu ha definito gli attentati di ieri in Egitto «un attacco al dialogo, alla pace, e, credo, anche un messaggio indiretto a chi governa il Paese contro la minoranza di cristiani che in qualche modo, negli ultimi tempi, ha trovato più libertà».

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19 novembre 2019

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