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La violenza
porta sempre all’inferno

· Il patriarca di Babilonia dei Caldei sulla strage nel quartiere di Karrada ·

Il terrorismo «non ha nulla a che vedere con le religioni» ma «può avere legami con giochi politici che permettono l’uccisione di musulmani, cristiani, mandei, yazidi» col pretesto di considerarli “infedeli”. Crimini che rinnegano i valori della religione e che conducono i loro autori «all’inferno piuttosto che in paradiso». 

È uno dei passaggi più significativi dell’intervento rivolto dal patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako, ai partecipanti alla veglia di preghiera svoltasi nei giorni scorsi nella parrocchia caldea di Karrada, il distretto di Baghdad dove terroristi suicidi hanno compiuto il 3 luglio uno dei massacri più sanguinosi — oltre trecento i morti, fra i quali molti bambini — della recente storia irachena. Un attentato che ha avuto come obiettivo soprattutto la comunità sciita e che ha segnato in maniera tragica la fine del Ramadan, il mese sacro che i musulmani dedicano al digiuno e alla preghiera.
Sako ha espresso tristezza e solidarietà ai parenti delle vittime, condannando «questi atti crudeli che hanno colpito persone innocenti, rubando la felicità a chi si preparava a celebrare l’Eid al-Fitr, convertendo la festa in un lutto nazionale». Tutti dovrebbero riconoscere che «uccidere persone innocenti conduce all’inferno e non in paradiso», e «se i politici lavorassero come una squadra» il cosiddetto Stato islamico «non sarebbe in grado di compiere questi crimini e mettere a rischio la sicurezza e la stabilità del Paese». A fronte di una tragedia così grande, ha aggiunto il patriarca, «vogliamo unirci a milioni di musulmani in preghiera e stringerci alle famiglie colpite, perché Dio abbia misericordia delle vittime e doni pronta guarigione ai feriti».

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18 marzo 2019

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