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La Vie et la Passion

· Nell’archivio della Filmoteca Vaticana il primo vero lungometraggio sulla vita di Cristo ·

Firmato nel 1907 da Ferdinand Zecca per la casa di produzione Pathé Frères

L’archivio della Filmoteca Vaticana conserva una versione de La Vie et la Passion de Notre Seigneur Jésus Christ , la pellicola di Ferdinand Zecca, realizzata per la casa di produzione Pathé Frères agli inizi del Novecento. Di questo film esistono numerose versioni sparse nelle cineteche del mondo, poiché si tratta di un’opera imponente, rivista e completata nel corso di vari anni.

Già nel primo anno di vita del cinema, compare un genere che non si è mai esaurito, quello cristologico, basato sui testi evangelici e la società francese Pathé ha il primato di aver realizzato il più grande numero di pellicole sulla vita del Cristo. La prima in catalogo risale al 1900 e negli anni sarà ripresa e arricchita di nuovi tableaux viventi, vere e proprie integrazioni con le quali i gestori delle sale potevano comporre la narrazione evangelica a piacere, anche se a volte gli attori cambiavano, i costumi non erano gli stessi e le scenografie venivano riadattate.

Di tutte le pellicole realizzate dalla Pathé sulla figura del Cristo, la più famosa resta comunque quella di Zecca, il primo vero lungometraggio su Gesù, della durata di quarantaquattro minuti, contro i dieci dell’epoca. Il successo che ottenne fu enorme e restò nelle sale per anni, conquistando anche il favore dei religiosi che la usarono come valido strumento per evangelizzare l’Africa e l’Asia, contribuendo in tal modo a diffondere l’iconografia popolare moderna sulla vita e la morte del Cristo.

La realizzazione di questa pellicola fu davvero particolare, una vera e propria opera in fieri che inizia cento anni fa, nel 1902. Zecca ne cura la sceneggiatura e la regia, mentre la fotografia viene assegnata a Segundo de Chomón, per una prima versione di quindici minuti con diciotto scene; ma questa versione è destinata ad ampliarsi, perché il progetto di Zecca è più ambizioso.

Il successo di pubblico e critica, spinge la Pathé a colorare la pellicola, fotogramma per fotogramma, attraverso una tecnica appena inventata, la Pathécolor, che consente l’uso di massimo quattro colori e che richiede l’impiego di quattrocento persone e un anno di lavoro per realizzare virate cromatiche perfette.

Il risultato è eccezionale e suggestivo, tanto che alla sua seconda uscita nelle sale, nel 1903, la pellicola ottiene un nuovo indiscutibile successo e Zecca decide di scrivere una sceneggiatura più estesa, aggiungendo altre dieci scene. Nel 1905 viene diffusa questa nuova versione composta da ventotto scene, divise in quattro capitoli: l’infanzia di Gesù, la vita pubblica, la passione e la morte.

Nel 1907 un collaboratore di Zecca, Lucien Nonguet, aggiunge le tre scene finali, la risurrezione, il sepolcro vuoto e l’ascensione, arrivando alla versione definitiva, composta da trentuno quadri, per la durata appunto di quarantaquattro minuti.

Per i pionieri del cinema, portare Cristo sullo schermo era facile, vista la conoscenza popolare dell’argomento, privilegiando i momenti legati alla Passione e alla morte, meglio descritti nei Vangeli, ma il film di Zecca rappresentò un punto di svolta nel genere. Seppure influenzato dalle sacre rappresentazioni del medioevo e dalle molte Passioni che all’epoca si svolgevano in Francia e Germania, con enorme seguito popolare, Zecca introdusse rudimentali effetti speciali e i primi movimenti di macchina, portando sullo schermo una narrazione ampia, realizzata con un impiego di mezzi eccezionale e con una perfetta cura di costumi e ambientazioni.

Ogni tableaux , allestito su fondali dipinti ispirati alle incisioni bibliche di Gustav Doré, è preceduto da un intertitolo che annuncia l’evento messo in scena, ma non ci sono cartelli per i dialoghi perché, come per l’arte sacra, lo spettatore conosce bene la storia; tutta la tradizione cattolica è rappresentata, con la narrazione di scene non sempre menzionate nei Vangeli, ma comunque parte dell’immaginario popolare.

L’estetica del film riprende poi quella dei presepi di gesso della chiesa di Saint Sulpice a Parigi e sono presenti numerose ispirazioni pittoriche, come ad esempio il riferimento a L’ultima cena di Leonardo da Vinci.

Naturale che il pubblico, di fronte agli episodi della Passione messi in scena dagli attori, fosse coinvolto emotivamente grazie proprio alla suggestione delle immagini in movimento, che rendevano “viva” la storia del Cristo, rappresentata in una perfetta simbiosi tra arte figurativa e teatro. La Passione di Zecca, oltre a essere il primo vero kolossal su Gesù, è anche la prima pellicola che fa intravedere quella profondità e quell’incanto magnetismo che il cinema imparerà a veicolare e trasmettere attraverso le immagini.

Del resto è naturale che i cineasti, guardati con diffidenza all’inizio, a un certo punto del loro percorso, avessero sentito il bisogno di trovare maggiori consensi realizzando pellicole che fossero edificanti, come appunto la vicenda di Gesù, e proprio Zecca, con la sua Passione , contribuì a far considerare il cinema sotto un’altra ottica, perché in fondo anche un film poteva diventare un vero e proprio contributo all’educazione.

«Queste immagini in movimento diventeranno i migliori insegnanti e i più bravi predicatori della storia del mondo » . Con queste parole il colonnello Henry H. Hadely commentava il cinematografo degli albori.

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22 agosto 2018

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