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La verità
si rivela insieme

· ​Diversità e comunione ·

Pubblichiamo stralci di un articolo del priore di Taizé uscito su «Réforme» del 19 maggio scorso in una nostra traduzione.

Nel secolo scorso, il motivo che portò alla nascita dell’ecumenismo fu quello di evitare una competizione confessionale nella missione. 

L’Agnello (Taizé, chiesa della Riconciliazione)

Oggi la prospettiva è diversa: come cristiani, siamo capaci di camminare insieme con le nostre differenze per essere fermento di pace nell’umanità? Per aiutare l’umanità a essere una sola famiglia, possiamo mostrare che l’unità è possibile nel rispetto del pluralismo? All’approssimarsi del quinto centenario della Riforma, credo sia fondamentale approfondire questa riflessione.

La diversità delle Chiese è a volte vista come un’opportunità per raggiungere il maggior numero possibile di persone. Senza alcun dubbio, le nuove comunità che sono emerse nella storia o che stanno emergendo oggi rispondono alle aspirazioni di persone che amano sinceramente Cristo. Ma non possiamo dimenticare che, attraverso la sua croce e la sua resurrezione, Cristo ci ha uniti in un solo corpo. Da allora non vi è nulla che possa veramente giustificare le nostre prese di distanza gli uni dagli altri.

Un atteggiamento gentile nasconde, a volte male, i giudizi reciproci e il rifiuto di riconciliarsi. I dialoghi ufficiali vanno avanti, ma capita anche che sottigliezze teologiche servano a giustificare le separazioni. Ora, i giovani in particolare — e a Taizé possiamo testimoniarlo — hanno sete di senso e di orientamento. Non possiamo offrire loro ancora a lungo la confusione delle nostre divisioni.

I cristiani sono posti di fronte a questa esigenza: la comunione tra tutti coloro che amano Cristo si può stabilire solo se si rispetta l’altrui diversità; ma può offrire un vero orientamento solo se è visibile. Abbiamo bisogno di un nuovo punto di partenza per avanzare verso una simile diversità riconciliata.

Troppo spesso il punto di partenza è stato l’analisi delle divisioni. Forse in una fase preliminare questo era necessario. Ma il punto di partenza doveva essere Cristo, che non è diviso. Dietrich Bonhoeffer scrive: «È solo attraverso Gesù Cristo che si è fratelli gli uni degli altri (…) È solo attraverso Cristo che ci apparteniamo gli uni gli altri, ma attraverso Cristo la nostra appartenenza reciproca è reale, integrale e per l’eternità».

Prendiamo questo punto di partenza! Cristo risorto riunisce in una sola comunità uomini e donne di ogni orizzonte, lingua e cultura, e persino nazioni nemiche. È un punto di partenza che obbliga i cristiani a ricercare la loro comunione visibile.

Da ciò deriva una proposta: le Chiese non dovrebbero forse osare mettersi sotto uno stesso tetto, o sotto una stessa tenda, ancor prima che sia stato trovato un accordo su tutte le questioni teologiche? Ciò significa innanzitutto che dobbiamo pregare insieme più regolarmente, non solo una volta all’anno o in modo del tutto eccezionale! Accogliamoci più spesso.

Tra le Chiese ci saranno sempre delle differenze; queste resteranno una sfida e un invito a dialogare in modo franco; così possono essere un arricchimento. Ma non è giunto il momento di dare la priorità all’identità battesimale comune a tutti? In tutte le Chiese a essere messa al primo posto è stata l’identità confessionale. Ci si definisce in primo luogo come protestanti, cattolici od ortodossi. In realtà, è all’identità battesimale che bisognerebbe dare la priorità.

Avremo il coraggio di camminare insieme verso la verità, insieme e non isolatamente? Di fatto la verità si rivela solo nell’incontro d’amore. La storia di Pietro e di Cornelio (Atti degli apostoli, 10-11) lo dimostra. È l’incontro a svelare una verità che era sconosciuta a entrambi.

di fratel Alois

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25 marzo 2019

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