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La verità non pone confini ma apre al dialogo

· Le parole del Pontefice al termine del pranzo di sabato 23 con i padri sinodali ·

Pubblichiamo il testo integrale del saluto che il Papa ha rivolto ai padri sinodali sabato 23 ottobre, in occasione del pranzo svoltosi nell'atrio dell'Aula Paolo VI a conclusione dei lavori dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi del Medio Oriente.

Cari amici,

secondo una bella tradizione creata da Papa Giovanni Paolo II, i Sinodi si concludono con un pranzo, un atto conviviale che si iscrive bene anche nel clima di questo Sinodo, che parla della comunione: non solo ne ha parlato, ma ci ha fatto realizzare la comunione.

Questo per me è il momento di dire grazie. Grazie al Segretario generale del Sinodo e al suo staff , che hanno preparato e stanno preparando anche il seguito dei lavori. Grazie ai Presidenti delegati, grazie soprattutto al Relatore e al Segretario aggiunto, che hanno fatto un lavoro incredibile. Grazie! Anch'io una volta sono stato relatore nel Sinodo sulla famiglia e posso un po' immaginare quale lavoro avete fatto. Grazie pure a tutti i Padri che hanno presentato la voce della Chiesa in Oriente, agli Uditori, ai Delegati fraterni, a tutti!

Comunione e testimonianza. In questo momento ringraziamo il Signore per la comunione che ci ha donato e ci dona. Abbiamo visto la ricchezza, la diversità di questa comunione. Siete Chiese di riti diversi, che formano, tuttavia, insieme con tutti gli altri riti, l'unica Chiesa cattolica. È bello vedere questa vera cattolicità, che è così ricca di diversità, così ricca di possibilità, di culture diverse; e, tuttavia, proprio così cresce la polifonia di un'unica fede, di una vera comunione dei cuori, che solo il Signore può dare. Per questa esperienza della comunione ringraziamo il Signore, ringrazio tutti voi. Mi sembra forse questo il dono più importante del Sinodo che abbiamo vissuto e realizzato: la comunione che ci collega a tutti e che è anche in sé testimonianza.

Comunione. La comunione cattolica, cristiana, è una comunione aperta, dialogale. Così eravamo anche in permanente dialogo, interiormente ed esteriormente, con i fratelli ortodossi, con le altre Comunità ecclesiali. E abbiamo sentito che proprio in questo siamo uniti — anche se ci sono divisioni esteriori: abbiamo sentito la profonda comunione nel Signore, nel dono della sua Parola, della sua vita, e speriamo che il Signore ci guidi per avanzare in questa comunione profonda.

Noi siamo uniti col Signore e così — possiamo dire — siamo «trovati» dalla verità. E questa verità non chiude, non pone confini, ma apre. Perciò eravamo anche in dialogo franco e aperto con i fratelli musulmani, con i fratelli ebrei, tutti insieme responsabili per il dono della pace, per la pace proprio in questa parte della terra benedetta dal Signore, culla del cristianesimo e anche delle due altre religioni. Vogliamo continuare in questo cammino con forza, tenerezza e umiltà, e con il coraggio della verità che è amore e che nell'amore si apre.

Ho detto che concludiamo questo Sinodo con il pranzo. Ma la vera conclusione domani è la convivialità col Signore, la celebrazione dell'Eucaristia. L'Eucaristia, in realtà, non è una conclusione ma un'apertura. Il Signore cammina con noi, è con noi, il Signore ci mette in movimento. E così, in questo senso, siamo in Sinodo, cioè in un cammino che continua anche dispersi: siamo in Sinodo, in un cammino comune. Preghiamo il Signore che ci aiuti. E grazie a voi tutti!

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23 ottobre 2019

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