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La vera possibilità
di scelta

· Nel libro «Donne in cerca di guai» ·

Aurelio Bulzatti, «Gravida» (particolare)

Esiste nella realtà quotidiana una associazione la cui attività tiene insieme i sostenitori pro-life con quelli pro-choice: sono i Cav, cioè quei Centri di aiuto alla vita che rendono concreta, per le donne incinte in condizioni difficili e complicate, la possibilità di scegliere che fare. La legge 194 ha attivato infatti soltanto la parte relativa alla possibilità di abortire: per chi è in dubbio è concesso — e non sempre avviene — un frettoloso colloquio con uno psicologo.
La costellazione dei Cav — ora sono 349 in tutto il paese, e salvano dall’aborto una media di 7000 bambini l’anno — si propone invece di aiutare queste donne da ogni punto di vista, a partire dalle condizioni di vita e di lavoro fino ai disagi e alle paure psicologiche. Non si tratta di crociati contrari all’aborto, ma di persone normali, capaci di buon senso e generose. Le donne che vorrebbero tenersi il figlio ma non possono sono così aiutate a risolvere gran parte dei problemi che questa situazione comporta, e sono poi seguite negli anni successivi. Anche per periodi lunghi.
Già nel 2002 questa esperienza era stata raccontata in un libro — con prefazione di Claudio Magris — dove erano raccolte le storie di maternità difficile che si erano risolte grazie ai Cav, e ora il curatore Gianni Mussini, che studia e insegna letteratura italiana, ne ha pubblicato una versione più ricca (Donne in cerca di guai. Avventure di maternità, Novara, Interlinea, 2018, pagine 302, euro 12) che contiene articoli e interviste uscite nel corso di un quindicennio, tutte centrate sul tema dell’aiuto alla maternità.
Articoli e interviste scritti anche da persone che non sono in teoria contrarie all’aborto, ma che comunque preferiscono la vita e apprezzano il lavoro di questi centri. Donne che ne hanno fatto esperienza, e che poi hanno saputo scegliere la maternità, come Ornella Vanoni, uomini che la madre non ha voluto abortire come Andrea Bocelli, il tenore cieco.
Fra queste vicende recenti o passate, ne spicca una di straordinaria importanza: l’aborto drammatico e sofferto, sempre rimpianto, di Dorothy Day, recentemente dichiarata venerabile (e speriamo presto beata). Una santa che ha sofferto e rimpianto il suo aborto giovanile costituirebbe per tutte le donne un esempio straordinario della misericordia della Chiesa, della capacità di ritornare alle fonti evangeliche del perdono. E nessuno più dei volontari dei Cav, che salvano tante vite, sa quanto sarebbe importante e significativo, quanto questa attenzione alle angosce delle donne gravide aiuterebbe a far nascere altri esseri umani.

di Lucetta Scaraffia

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22 agosto 2019

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